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Stretta Ue sulle multinazionali dovranno rendere pubblici profitti e tasse Paese per Paese

La proposta della Commissione riguarda 6 mila grandi società con affari sopra i 750 milioni annui. L’obiettivo è renderla operativa nel

ANDREA BONANNI, la Repubblica • 13/4/2016 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 530 Viste

BRUXELLES Tutte le multinazionali che in qualsiasi modo operano sul territorio europeo avranno l’obbligo di rendere pubblici una serie di dati sulle loro attività e sulle tasse pagate in ciascun Paese della Ue, nonché negli Stati che figureranno nella lista europea dei paradisi fiscali. La Commissione ha presentato ieri questa proposta di direttiva, nota come Cbcd (Country by country disclosure), che costituisce un altro mattone nella lotta contro l’elusione fiscale dei grandi gruppi multinazionali, fenomeno emerso dopo le rivelazioni dello scandalo LuxLeaks. «Oggi, usando complicati accordi fiscali, alcune società multinazionali possono pagare circa un terzo meno di imposte rispetto alle aziende che operano in un solo Paese», ha denunciato il commissario ai Mercati finanziari, Jonathan Hill, coautore della proposta con il suo collega Pierre Moscovici, responsabile per gli Affari economici.

Un provvedimento analogo è già in vigore da un anno per le banche e le grandi società finanziarie. Inoltre la Ue ha già approvato una normativa sullo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali di ogni Paese. Questa proposta estende a tutte le società con un giro di affari superiore ai 750 milioni annui l’obbligo di rendere pubbliche sul proprio sito internet una serie di informazioni sulle attività in ogni stato membro. Queste informazioni riguardano il fatturato, compreso quello tra società dello stesso gruppo, i profitti, il numero di dipendenti, il tipo di attività svolto, le imposte dovute e quelle effettivamente pagate. All’obbligo sono sottoposte anche le multinazionali che non hanno una sede legale nella Ue, ma operano sul territorio europeo attraverso filiali o succursali. Secondo i dati forniti ieri dalla Commissione, si tratta di circa seimila società che producono il 90 per cento del fatturato mondiale delle multinazionali.

Dopo lo scandalo dei Panama Papers, nella proposta dell’esecutivo comunitario è stato aggiunto l’obbligo di fornire informazioni pubbliche e dettagliate anche per le attività svolte nei Paesi inseriti nella lista europea dei paradisi fiscali. Mentre le attività economiche e le contribuzioni fiscali di ogni società al di fuori dell’area Ue potranno essere indicate in modo aggregato, quelle negli stati iscritti nella «lista nera» dovranno essere fornite in maniera dettagliata. «La nostra proposta rende le multinazionali più responsabili e promuove una concorrenza più sana tra le imprese indipendentemente dalla loro dimensione », ha spiegato Hill.

La Commissione ha chiesto agli stati membri di considerare questa proposta una priorità. La presidenza olandese l’ha già inserita all’ordine del giorno del consiglio Ecofin informale di fine mese ad Amsterdam e l’obiettivo è quello di renderla operativa per il 2018, mentre la lista comune dei paradisi fiscali dovrebbe essere messa a punto entro l’estate. Per sottrarre la direttiva al potere di veto che ciascun Paese ha in materia fiscale, il provvedimento è presentato come un emendamento alla direttiva sulla contabilità delle aziende, materia in cui si decide a maggioranza qualificata.

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