La guerra dell’Is

Dalla lotta ai rivali locali il Califfato è passato alla jihad globale: sono 1.200 le vittime di attentati fuori da Siria e Iraq Una svolta spia della debolezza sul terreno

JASON BURKE *, la Repubblica • 15/6/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 654 Viste

L’ANNO DOPO la conquista di Mosul da parte dell’Is nel giugno 2014, l’opinione diffusa era che quel gruppo differisse per strategia e interessi dai suoi predecessori. Laddove Al Qaeda si era concentrata sulla jihad globale contro il “nemico lontano”, l’Occidente, per poter detronizzare il “nemico vicino”, i regimi locali nel mondo islamico, l’Is era interessato solo a questi ultimi. Scopo del gruppo era fondare un nuovo Califfato all’interno di confini geografici relativamente circoscritti; prendere di mira l’Occidente era secondario.

È chiaro ormai da tempo che non è più così. Forse non è mai stato così. L’Is ha lanciato una chiamata alle armi ai suoi simpatizzanti sparsi in tutto il mondo nel settembre 2014 quando una coalizione a guida Usa ha lanciato l’offensiva contro il gruppo. Ma, secondo i “foreign fighter” di ritorno interrogati dai servizi, la decisione di colpire l’Occidente in Occidente era stata presa almeno nove mesi prima.

I frutti di quella decisione sono oggi chiari nella serie di attentati contro obiettivi occidentali in Medio Oriente, Europa e Stati Uniti che hanno provocato 1200 vittime. Per quanto spaventosi, però, i nuovi attacchi potrebbero non voler dire che l’Is è forte.

In Iraq e Siria l’Is è sottoposto a forti pressioni e sta perdendo terreno. Oggi opera in un clima di gran lunga più ostile, nel quale la sorveglianza e gli incessanti bombardamenti aerei hanno portato alla distruzione dei campi di addestramento dai quali sono passati molti dei recenti attentatori che hanno colpito in Occidente e alla fuga dei loro responsabili. Poiché il modello al quale si ispira l’Is si basa sull’espansione continua, una ritirata porterà alla sua frammentazione: ciò provocherà caos e grande violenza, ma starà anche a indicare che potremmo essere a un punto di svolta.

Attentati come quelli di Orlando e Parigi distolgono l’attenzione da questa debolezza. Non richiedono quasi nessun investimento da parte del comando centrale e hanno un impatto enorme. Senza dubbio ce ne saranno altri. Ma aiuteranno davvero all’Is a superare i crescenti problemi nei quali si dibatte in casa propria, nel nuovo Califfato? Sembra inverosimile.

( Traduzione di Anna Bissanti)

* Jason Burke è uno dei massimi esperti di jihadismo. L’ultimo suo libro “ The new threat” ( La nuova minaccia) ragiona sul Califfato

 

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This