Aleppo, raid russi tregua a rischio

Aleppo, raid russi tregua a rischio

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MOSCA. Mentre Russia e Usa tornano a giocare alla Guerra Fredda, con teatrali accuse e polemiche tra i vertici della opposte diplomazie, la Siria ricade nel pieno di un guerra sanguinosa che solo ieri ha fatto almeno un centinaio di morti. In palese violazione di un cessate il fuoco stipulato appena una settimana fa, l’aviazione di Damasco ha bombardato alcune zone della città assediata di Aleppo facendo un numero imprecisato di vittime. Mosca non lo ammette ufficialmente ma lascia capire che l’intervento si è reso necessario e che la tregua non è destinata a durare. Approfittando della pausa nei bombardamenti e dei corridoi umanitari, le milizie del Califfato si starebbero infatti riorganizzando, concentrando uomini e mezzi e infierendo sui civili. Lo ha spiegato ieri il portavoce del ministero russo della Difesa che ha rivelato nuovi casi di atrocità commesse dall’Isis, in particolare l’esecuzione di 26 civili, tra cui nove adolescenti, compiuta nel distretto di Sheikh Hader. Ad ascoltare i toni dei notiziari tv sembra che la Russia sia pronta a far saltare l’accordo fatto di recente con gli americani. La causa principale sarebbe l’attacco sferrato l’altro ieri dall’aviazione Usa sulla zona di Dei al Zour nell’Est del Paese. Il blitz, destinato a colpire i terroristi ha invece fatto strage di militari regolari siriani di stanza in una base area poco distante. Con grande imbarazzo e molte omissioni, gli Usa hanno ammesso l’errore e accennato a delle scuse. Ma Mosca non si fida. Si sa benissimo che l’accordo raggiunto dal segretario di Stato Usa Kerry con il ministro degli Esteri russo Lavrov non è andato giù a molti “falchi” dell’Amministrazione Usa a cominciare proprio dal capo del Pentagono, Carter. Anche se ci si guarda bene dal dichiararlo nettamente, al Cremlino si sospetta che le forze armate americane abbiano tanta voglia di far saltare ogni accordo. Non a caso i bombardamenti “per errore” dell’altro ieri hanno infierito proprio sull’esercito del presidente Assad, vero nodo irrisolto della questione tra i russi che ne difendono la legittimità e americani che lo vorrebbero destituire.

E mentre sul terreno si torna a morire, il teatrino politico registra il solito campionario. La portavoce del ministero degli Esteri russo ha detto chiaro e tondo che con il loro comportamento «gli Usa fiancheggiano i terroristi» ricevendo risposte indignate. Peggio ancora il comunicato ufficiale del ministero degli Esteri russo dove le “bombe per errore” vengono definite «frutto di negligenza criminale». ( n. l.)

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Chi parla è un libico, avvocato, giudice, difensore dei diritti umani e già  ministro della giustizia di Gheddafi. Ora è capo del Consiglio Nazionale transitorio, il massimo organo istituzionale dei ribelli.

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  Kurdi – Foto: Archivioromanolil.blog

Lo scorso 11 luglio, il ministro degli Esteri turco, Ahmet, Davutoglu, era in Iran e pochi giorni dopo l’aviazione iraniana e quella turca hanno attaccato quasi in contemporanea diversi villaggi kurdi situati nel distretto di Sidkan, nel triangolo tra Iran, Iraq e Turchia. Secondo le informazioni giunte solo in questi giorni all’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) dalla sezione di Arbil, attiva dal 2006 e nel cui direttivo siedono rappresentanti di tutti i gruppi etnici dell’area, gli attacchi dell’artiglieria iraniana ai villaggi lungo la frontiera con il Kurdistan iracheno hanno finora provocato “tre morti tra i civili, undici feriti e centinaia di profughi e rifugiati” che per la Croce Rossa hanno raggiunto le 800 persone.

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È lì che ho saputo della morte dell’ambasciatore americano a Bengasi. Me l’ha comunicato il giornale attraverso il cellulare. Ho subito dato la notizia ai miei interlocutori, una ventina di guerriglieri appartenenti al «Battaglione dell’Unità  nazionale », uno dei tanti gruppi in guerra contro il regime di Bashar el Assad. Il pezzo di Siria che quei ribelli, attendati in un bosco, hanno finora “liberato” in più di un anno, come dicono, non deve superare qualche chilometro quadrato, a giudicare dalla vicinanza delle postazioni dei soldati lealisti che potevo vedere a occhio nudo.

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