Siria, salto all’indietro

Medio Oriente. La mancata intesa tra Mosca e Washington sembra aver riportato il quadro della crisi siriana indietro di 3-4 anni. L’opposizione “moderata” presenta un piano lontano dalla realtà

Michele Giorgio, il manifesto • 8/9/2016 • Guerre, Armi & Terrorismi • 783 Viste

Il nulla di fatto sulla Siria al G20 di Hangzhou e la mancata intesa tra Russia e Usa sul cessate il fuoco hanno avuto l’effetto di riportare indietro di 3-4 anni il quadro della crisi siriana. Si torna a parlare di attacchi chimici da parte delle forze governative, si invocano “reazioni internazionali”, si intima a Bashar Assad di uscire subito di scena e i curdi sono di nuovo abbandonati per compiacere il sultano turco Erdogan. Ed è riapparsa anche l’opposizione “moderata” siriana, l’Alto Comitato per i Negoziati (ACN), di cui non si avevano notizie da un po’ di tempo, che ha presentato una proposta agli “Amici della Siria” riuniti a Londra. Il tono è quello di un ultimatum ad Assad. Come se questa opposizione rappresentasse qualcuno nelle strade della Siria e non fossero le milizie qaediste e salafite, oltre all’Isis, a dettare legge.

Il piano, “Vision of Syria”, è stato illustrato da Riyad Hijab, il coordinatore dell’ACN. Prevede sei mesi di tregua e di negoziato durante i quali Bashar Assad potrà restare alla presidenza della Siria; poi avverrà il passaggio dei poteri a un governo di unità nazionale per 18 mesi e infine nuove elezioni. Puntuale è subito giunto un intervento del capo della diplomazia saudita, Adel al Jubeir. Il piano, ha detto, è destinato a «mettere alla prova» la buona volontà dei più importanti alleati di Damasco, vale a dire Russia e Iran. Jubeir si è detto scettico sulla disponibilità di Mosca e di Teheran a esercitare «la necessaria pressione» su Assad affinchè aderisca a quella che ha definito «la volontà della comunità internazionale», che, in realtà, è la volontà di Riyadh e dei suoi alleati. Al Jubeir ha parlato con tono deciso come se un esercito dell’opposizione fosse alle porte di Damasco pronto a prenderne il controllo e il presidente siriano fosse debole e non più forte rispetto a qualche tempo fa.

Per questo è un salto all’indietro. L’opposizione, sponsorizzata da Riyadh e Ankara e appoggiata dai governi occidentali, torna a porre condizioni irrealistiche. La soluzione alla crisi siriana potrà essere trovata solo se non saranno poste condizioni, a cominciare dall’uscita di scena più o meno immediata di Bashar Assad. A maggior ragione ora che il presidente siriano, forte del sostegno di Mosca, ritiene di poter riprendere il controllo di altre porzioni di territorio siriano e forse la stessa Aleppo dove le forze governative e le milizie alleate stanno per richiudere l’accerchiamento della zona est della città che i qaedisti di al Nusra e i salafiti di Ahrar al Sham erano riusciti a spezzare tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Non si può non rimanare perplessi di fronte all’atteggiamento dell’Amministrazione Obama che dopo aver fatto qualche scelta dettata da realismo politico, è tornata ad appoggiare la strategia dell’Arabia saudita e a dare credito all’ACN che conta sempre meno tra i siriani.

Oggi e domani a Ginevra si terranno nuovi incontri tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. Sul tavolo c’è sempre la possibile intesa per un cessate il fuoco duraturo in Siria. Le posizioni delle due parti restano lontane, come sei mesi fa, un anno fa, due anni fa. Washington vuole che la Russia imponga ad ogni costo ad Assad di accettare il piano dell’opposizione e questo è irrealistico. Da parte sua Mosca chiede agli Stati Uniti di considerare terroristi molti dei gruppi jihadisti schierati contro Damasco. Anche questo è impensabile perché l’Amministrazione Usa punta proprio su di loro senza ammetterlo apertamente. Washington sa che senza quelle formazioni cesserebbe la lotta armata contro Bashar Assad alla luce dell’inconsistenza della milizia dell’opposizione “moderata”.

È di almeno 14 civili uccisi il bilancio di raid aerei compiuti ieri a Tadef nel nord della Siria, un’area sotto controllo dell’Isis. In quello spicchio di territorio operano quattro aviazioni militari: quella turca, quella russa, quella siriana e quella della Coalizione guidata dagli Usa. Altre 15 persone sarebbero state uccise in bombardamenti avvenuti ad Aleppo, pare sullo stesso quartiere dove due giorni fa attivisti anti Assad avevano denunciato un attacco con il cloro che avrebbe provocato almeno un morto e decine di intossicati.

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