Schaeuble litiga con Bruxelles e attacca l’Italia

Schaeuble litiga con Bruxelles e attacca l’Italia

Wolfgang Schaeuble, il falco ministro dell’Economia tedesca, non nomina mai l’Italia. Ma che nel mirino ci sia Roma, anche se le cannonate sono rivolte ufficialmente solo contro Bruxelles, non sfugge a nessuno. Il ministro parla al Bundestag riunito per discutere la legge di bilancio e non la manda a dire: la Commissione europea «non assolve ai propri compiti». In particolare a quello di assicurare che «i bilanci di singoli Paesi europei corrispondano alle regole e agli accordi». Se avesse detto «troppa flessibilità concessa all’Italia» sarebbe stata la stessa cosa.

Quello sulle maniche troppo larghe, almeno secondo il rigorista numero uno, non è il solo contenzioso tra Berlino e Bruxelles. La Commissione «raccomanda» alla Germania di investire di più? Schaeuble replica a muso duro: «Raccomandazioni rivolte al Paese sbagliato. Da quando Merkel è cancelliera la Germania ha aumentato le entrate del 3,3% annuo e gli investimenti del 3,9%. Gli altri Paesi hanno aumentato le entrate del 2,7% annuo e gli investimenti solo dello 0,7%». Di cosa stiamo parlando, Monsieur Junker?

Il capo d’accusa più pesante a carico di Schaeuble riguarda il surplus commerciale, che sfora di molto e da molto quello consentito dalle decantate «regole europee». Non a caso Matteo Renzi, consapevole di essere il bersaglio del ministro tedesco, risponde subito citando proprio quel punto dolente: «Sono d’accordo con Schaeuble. La Commissione non controlla bene i bilanci degli Stati e dovrebbe cominciare da quello della Germania, il cui surplus sta creando problemi in tutta Europa». Schaeuble peraltro ha già respinto seccamente la critica la settimana scorsa, addossando la responsabilità del surplus tedesco tutta e solo a Mario Draghi e alle politiche troppo “espansive” della Bce.

È dunque in corso uno scontro frontale, sempre più esplicito, tra chi nella Ue vuole insistere sulla politica del rigore, primo il governo tedesco, e chi, da Juncker a Draghi, mira invece ad allontanarsene, sia pure a piccoli passi e senza la necessaria tempestività. È inevitabile che l’Italia, Paese a cui più che a qualsiasi altro sono stati concessi margini di flessibilità e che ora chiede il semaforo verde per una manovra che, a norma di rigore, andrebbe respinta al mittente con sdegno, finisca per prima nella linea del fuoco. Infatti quel che nel Bundestag non viene esplicitato viene detto a chiare lettere dal capogruppo del Ppe Manfred Weber: «Rajoy non ha mai accusato Bruxelles per i passi necessari fatti. Renzi utilizza invece Bruxelles come capro espiatorio».

Botta e risposta. Per il capogruppo dei Socialisti e Democratici Pittella, «l’alleato migliore dei populisti è l’austerità e il nuovo approccio espansivo della Commissione è un punto di svolta. A Schaeuble dico che non tollereremo sabotaggi».

Fino al referendum italiano i tamburi di guerra si limiteranno a rullare. Poi impedire il cozzo frontale, in una battaglia combattuta proprio sul caso italiano, diventerà un’impresa.

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