Il ministro del lavoro Di Maio: “Ridurre i rinnovi dei contratti a termine”

Nota congiunta Ministero del lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal: l’80% dei nuovi contratti è a a termine. Come il governo intende cambiare il Jobs Act, senza toccare l’abolizione dell’articolo

Roberto Ciccarelli • 20/6/2018 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 166 Viste

Nel giorno in cui la nota congiunta firmata dal suo ministero con l’Istat, l’Inps, l’Inail e l’Anpal ha confermato che l’80% dei nuovi contratti a termine il ministro del lavoro Luigi Di Maio ha confermato che il governo modificherà i pilastri del decreto Poletti del 2014, uno dei motori del record di contratti precari registrato negli ultimi anni.

Il governo intende ridurre le proroghe da cinque a quattro nei 36 mesi di durata del contratto a tempo determinato e punta a reintrodurre attraverso il «decreto dignità» annunciato da Di Maio le «causali» limitatamente a tre ragioni: tecnico- produttive, organizzative e sostitutive. In questo timido restyling del principale asse del «Jobs Act» – che si voleva abolire e riscrivere in campagna elettorale – ieri il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon (Lega, ex vice segretario generale dell’Ugl) a margine di un convegno di Assolavoro – ha confermato che «non si sta parlando di un ritorno all’articolo 18, non è un tema all’ordine del giorno. Di certo i licenziamenti selvaggi saranno combattuti». Allo studio del governo c’è un intervento sulle tutele in caso di licenziamento illegittimo. Resterebbe in campo un altro pilastro del Jobs Act, il «contratto a tutele crescenti», salirebbero gli indennizzi minimi e massimi oggi fissati tra 4 e 24 mensilità.

Secondo la nota congiunta Inps-Inail-Anpal e ministero del lavoro gli occupati nel primo trimestre del 2018 sono aumentati di 147 mila unità rispetto allo stesso periodo di un anno. Tra questi risultano a termine quattro su cinque dei nuovi contratti stipulati. La nota conferma inoltre la crescita anche del lavoro a chiamata, anche se meno forte dei trimestri precedenti (+64,6%), e la crescita dei lavoratori in somministrazione (+23,1%), con una forte accelerazione dal primo trimestre 2017. Crescono molto anche i nuovi «contratti di prestazione occasionali» e quelli pagati con i titoli del «libretto famiglia», le due nuove forme contrattuali introdotte nel giugno 2017 in sostituzione dei voucher aboliti dal governo Gentiloni per evitare il referendum della Cgil.

La nota congiunta ha confermato inoltre la stagnazione del mercato del lavoro, già emersa nelle ultime rilevazioni statistiche dei singoli enti, rispetto agli ultimi tre mesi del 2017. L’aumento degli occupati è il risultato di una crescita dei dipendenti di 333 mila unita’ e un calo degli indipendenti di 186 mila unità. Gli occupati totali nel periodo erano 23.081.000 mentre i disoccupati erano 2.893.000. Se si guarda alle «attivazioni», la stipula di nuovi contratti contenute nelle Comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro, l’80,1% risulta a tempo determinato (dato in crescita rispetto al 77,6% del primo trimestre 2017). Rispetto al primo trimestre 2017 tendendo conto anche delle cessazioni di contratto si registra un aumento complessivo di 361 mila posizioni a tempo determinato, un aumento di 11 mila posizioni a tempo indeterminato e 350 mila a tempo determinato.

FONTE: IL MANIFESTO

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