Vertice di Varsavia. Al via la seconda fase della destabilizzazione mediorientale

Scenari atlantici. Al centro della riunione di Varsavia c’era l’ostilità nei confronti dell’Iran. Il motivo è chiaro: si sta passando alla «Fase Due» della destabilizzazione mediorientale

Alberto Negri * • 15/2/2019 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 252 Viste

Mentre ieri Putin a Sochi convocava il turco Edogan e l’iraniano Rohani per tentare di sistemare la questione curda e l’evacuazione da Idlib di jihadisti e qaedisti

L’Italia ha vissuto un altro giorno da pecora, stando bene accucciata ai piedi di Washington per ripararsi dal vento gelido che spira da Ovest verso Oriente. Il ministro degli Esteri Moavero Milanesi ha partecipato ieri al vertice di Varsavia, disertato dai ministri di Francia, Germania e da Mogherini, contro l’Iran, definito dal vice presidente Usa Mike Pence la «principale minaccia del Medio Oriente».

In accordo perfetto ovviamente con Israele, le monarchie del Golfo e i sauditi del principe assassino Mohammed bin Salman. Questa è la politica di un esecutivo che si dice sovranista ma è fatto da pecoroni accompagnati da un’opposizione altrettanto belante.

In continuità, del resto, con il recente passato dei nostri esangui governi. Ricordiamo che Renzi durante le primarie del Pd nel 2012, alla domanda rivolta da Sky tv su quale fosse il principale problema per la pace, come Franti sorrise e rispose: «L’Iran». Vero è che successivamente Renzi da premier andò a Teheran dove ebbe l’opportunità di impartire ai giornalisti presenti una dotta lezione di geopolitica inconsapevolmente seduto allo stesso tavolo dell’ambasciata italiana dove era stato spesso anche Beppe Grillo, abituale frequentatore visto che ha una moglie iraniana. Una facezia che quando gliela raccontai durate il suo monologo gli procurò un soprassalto. Ma forse era una premonizione.

In realtà questo vertice di Varsavia era diretto non solo contro l’Iran ma anche contro la Russia di Putin e la Cina. E forse la presenza di Moavero era giustificata dal desiderio di compiacere il governo di Varsavia dopo la visita di Salvini che a gennaio qui incontrò il leader nazionalista, Jaroslaw Kaczynski il quale punta ad avere una base militare americana fissa in funzione anti-russa. Tutte cosette che magari il nostro vicepremier, così empatico nei confronti di Mosca, dovrà spiegare a Putin quando verrà in visita in aprile in Italia, poco dopo le celebrazioni europee per il 70° anniversario della fondazione della Nato.

Ci sono 5mila soldati americani di stanza oggi in Polonia. In coincidenza con l’ottantesimo dell’invasione (settembre 1939) da parte della Germania nazista e dell’Urss dopo il patto Molotov-Ribbentrop, Varsavia aveva già ha proposto agli Stati uniti di ospitare, oltre ai missili, una divisione corazzata americana su base permanente, assumendosi le spese di mantenimento, due miliardi di dollari. Da notare che la proposta è stata presentata al di fuori del quadro della Nato, a livello bilaterale. Washington si prepara a offrire a Varsavia una maggiore presenza militare Usa in cambio di un rifiuto polacco di impegnarsi in una più stretta cooperazione con la Cina e l’Iran, secondo quanto riferito dal giornale Rzeczpospolita che citava fonti diplomatiche.

Uno degli obiettivi principali della visita del segretario di Stato Mike Pompeo in Ungheria, Polonia e Slovacchia questa settimana è quello di convincere questi paesi a resistere alla crescente influenza cinese, come per esempio abbandonare i contratti per la costruzione di una rete Internet 5G da parte di Huawei, la bestia nera di Trump, ma anche bloccare la cooperazione attraverso la quale Pechino sta cercando di rafforzare la propria posizione nella regione. Polonia e Cina hanno negoziato importanti progetti infrastrutturali nell’ambito dell’iniziativa della «Via della seta» e Pechino è già il più grande partner commerciale asiatico dei polacchi.

Ma certamente al centro della riunione di Varsavia c’era l’ostilità nei confronti dell’Iran. Il motivo è chiaro: si sta passando alla «Fase Due» della destabilizzazione mediorientale mentre ieri Putin a Sochi convocava il turco Edogan e l’iraniano Rohani per tentare di sistemare la questione curda e l’evacuazione da Idlib di jihadisti e qaedisti.

La prima fase è stata la guerra per procura condotta manovrando i gruppi jihadisti da Turchia, Usa, Francia, Gran Bretagna e monarchie del Golfo contro la Siria, lo storico alleato dell’Iran, l’unico Paese arabo che nel 1980 si era schierato a fianco di Teheran quando la repubblica islamica venne attaccata dall’Iraq di Saddam Hussein. Ormai anche l’Occidente e i Paesi del Golfo stanno accettando la permanenza al potere di Bashar Assad ma Stati uniti, Israele e i sauditi non si rassegnano a lasciare all’Iran (e a Mosca ovviamente) una vittoria che ha consolidato la sua influenza e quella della mezzaluna sciita in Medio Oriente, dal cuore della Mesopotamia al Mediterraneo. Quindi Pence, furibondo, ieri ha attaccato duramente anche gli europei perché vogliono mantenere l’accordo sul nucleare e stanno mettendo in atto un sistema per aggirare le sanzioni Usa.

Solo l’Italia, appecoronata, dà sempre soddisfazione a Washington perché nonostante un periodo di esenzione di sei mesi dalle sanzioni Usa ha già congelato gli acquisti di petrolio iraniano. Meritiamo o no un bell’applauso da sovranisti.

* Fonte: Alberto Negri, IL MANIFESTO

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