Assolti due migranti per la rivolta sulla barca che voleva riportarli in Libia

I fatti riguardano una rivolta dei migranti avvenuta a bordo del rimorchiatore «Vos Thalassa» che soccorse 67 migranti in seguito trasbordati sulla Diciotti

IL MANIFESTO • 25/5/2019 • Immigrati & Rifugiati • 161 Viste

Se fossero tornati in Libia le loro vite sarebbe state in pericolo e per questo impedire al rimorchiatore che li aveva tratti in salvo nel Mediterraneo centrale di far rotta verso il paese nordafricano non può essere considerato un reato. E’ sulla base di questo ragionamento che il tribunale di Trapani ha assolto i due migranti arrestati nel luglio dello scorso anno a bordo della nave Diciotti della Guardia costiera italiana. Bichara Ibrahim Tuani, di 32 anni, originario del Senegal, e Ibrahim Amid, ghanese di 27 anni, furono arrestati con l’accusa di minacce, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Adesso il giudice Piero Grillo li ha assolti «per non aver commesso i fatti loro contestati» essendo «scriminati dalla legittima difesa» ovvero per aver agito giustificati dai rischi che avrebbero corso. Una sconfitta per il ministro degli Interni Matteo Salvini che all’epoca dei fatti pretendeva di vedere i due migranti scendere «ammanettati» dalla nave.

I fatti riguardano una rivolta dei migranti avvenuta a bordo del rimorchiatore «Vos Thalassa» che soccorse 67 migranti in seguito trasbordati sulla Diciotti. L’equipaggio del rimorchiatore voleva riportarli in Libia contro la loro volontà. «Improvvisamente mi sono visto circondato dalla gran parte dei migranti maschi – ha detto un marinaio di guardia agli agenti della Squadra mobile di Trapani. «Uno di loro mi diceva ripetutamente “no Libia, no Libia” e mi faceva un gesto con le mani che mi sgozzava e mi buttava a mare» ha aggiunto il primo ufficiale Cristian Paluccio.

Nel corso del dibattimento è stato accertato come il gesto descritto dall’ufficiale in realtà servisse ai migranti solo per avvertire quale sarebbe stata la loro sorte una volta in Libia e che comunque avrebbero preferito morire in mare piuttosto che tornare nel paese dal quale erano fuggiti. Nessuna violenza nei confronti dell’equipaggio del Von Thalassa, dunque. Da parte del pm c’è stata la richiesta di un rinvio alla Corte di giustizia europea perché si pronunciasse sulla pratica dei respingimenti in Libia e sulla cosiddetta area Sar (ricerca e salvataggio) libica. In subordine una condanna a due anni per gli imputati. Il tribunale, accogliendo la richiesta dei difensori,che hanno anche prodotto un rapporto Onu sulle condizioni disumane dei migranti nei campi Libici, ha invece deciso di

* Fonte: IL MANIFESTO

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