Sea Watch 3, Carola accusata di favoreggiamento dell’immigrazione

Sea Watch 3, Carola accusata di favoreggiamento dell’immigrazione

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Solo ieri ne sono arrivati sessanta, senza tanto clamore né qualcuno che cercasse di fermarli. A bordo dei loro barchini sono riusciti a raggiungere il porto di Lampedusa e sono sbarcati. Tra di loro, tutti magrebini, anche donne e alcuni minori subito assistiti dal centro di accoglienza di contrada Imbriacola e successivamente trasferiti in traghetto a Porto Empedocle. Non è escluso che dal ponte della Sea Watch 3 qualcuno li abbia visti mentre arrivavano. Sì perché mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini litiga con l’Europa e insiste con il suo braccio di ferro con la ong tedesca, e mentre il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi lo smentisce clamorosamente dichiarando che «la Libia non è un porto sicuro», sull’isola proseguono gli sbarchi dei migranti.

Ieri la Guardia di finanza è tornata a bordo della Sea Watch 3 per una nuova perquisizione che ha portato all’acquisizione di alcuni documenti e video oltre che dei diari di bordo. E per questa mattina è previsto l’interrogatorio di Carola Rackete. Da ieri il nome della capitana della nave, che due giorni fa ha deciso di mettere fine all’inutile attesa di un porto sicuro entrando senza autorizzazione nelle acque territoriali italiane, è infatti iscritto nel registro degli indagato della procura di Agrigento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per non aver obbedito all’ordine di fermarsi impartitole dalla Guardia di finanza. Si tratta di due atti dovuti dopo l’informativa fatta arrivare ai magistrati dai militari della Finanza che giovedì sono saliti a bordo, e che potrebbero essere utili per mettere fine, dopo 15 giorni, dell’odissea della Sea Watch 3. La procura sta valutando infatti l’eventualità di procedere a un sequestro della nave con conseguente ordine immediato di procedere allo sbarco dei migranti. Una possibilità che il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, giunto ieri pomeriggio a Lampedusa, non ha escluso e che sarebbe confermata anche dalla decisione di liberare il centro di contrada Imbriacola dalle decine di migranti arrivati sull’isola nei giorni scorsi per far posto ai 42 che si trovano sulla Sea Watch.Nel frattempo ci pensa Moavero Milanesi ad aprire una crepa nelle politiche anti migranti del governo. Ieri il titolare della Farnesina ha smentito Salvini affermando che la Libia non può essere considerata un porto sicuro. Parole che smentiscono quanto detto finora da Matteo Salvini che invece vorrebbe i migranti venissero tutti riportati nel paese nordafricano dove, tra l’altro, da mesi è in atto una violentissima guerra civile. «La definizione di porto sicuro vien dalle convenzioni internazionali, queste condizioni in Libia non ci sono» ha detto Milanesi tagliando corto e allineandosi in questo modo a quanto già sostenuto dall’Unione europea e dall’Onu. Sempre Moavero ha poi reso nota l’esistenza di quattro paesi – Germania, Francia, Lussemburgo e Portogallo – che avrebbero dichiarato la propria disponibilità ad accogliere i migranti della Sea Watch 3 a patto che si chiariscano numeri, tempi e modi. E solo dopo che il governo gialloverde li avrà fatti sbarcare. Nessuna disponibilità, invece, da parte dell’Olanda, paese di bandiera della nave. A Osaka, dove si trova per il G20, Giuseppe Conte ne ha parlato con il premier olandese Mark Rutte solo per sentirsi ripetere che l’Olanda non si ritiene responsabile per il comportamento delle singole persone.

Tutte cose alle quali a bordo della Sea Watch 3 si guarda con relativo distacco, preoccupati soprattutto dal fatto che acqua e cibo comincerebbero a scarseggiare. «ma le difficoltà maggiori per i migranti sono di natura psicologica», ha spiegato Carola Rackete. «Il loro background è già molto complicato, questi 15 giorni di attesa estenuante stanno peggiorando le cose. Ho paura che commettano atti di autolesionismo». E sugli attacchi che le rivolge Salvini la capitana è categorica: «Non ho tempo per pensarci, ho la responsabilità di 42 persone sulle mie spalle»

* Fonte: Carlo Lania, IL MANIFESTO



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