Sea Watch ancora bloccata al largo da Salvini

La nave della ong tedesca bloccata a 15 miglia da Lampedusa. È la prima vittima del decreto sicurezza bis. Autorizzato lo sbarco di 10 persone malate. A bordo ne restano 46. La Ue: la Libia non è porto sicuro

redazione • 16/6/2019 • Immigrati & Rifugiati • 224 Viste

Solo in dieci ieri pomeriggio hanno avuto l’autorizzazione a sbarcare a Lampedusa: tre minori, due uomini, tre donne (due incinte) e due accompagnatori sono stati portati a terra su una motovedetta della Guardia costiera perché avevano bisogno di cure mediche. Così hanno stabilito i sanitari inviati sulla Sea Watch 3, bloccata in acque internazionali, dal Centro di coordinamento di Roma. Il gruppo faceva parte dei 53 salvati mercoledì dai volontari della Ong tedesca. Per gli altri 43 (incluse 6 donne e 4 minori) il calvario prosegue. Eppure, replicano da bordo, «tutti hanno bisogno di avere la terra sotto i piedi».

GIOVEDÌ IL CENTRO di coordinamento libico aveva indicato alla nave il porto di Tripoli come Place of safety. Le agenzie Onu Unhcr e Oim, l’Ue e persino la Farnesina negano che gli scali libici possano essere considerati sicuri. «Negli ultimi dieci giorni – spiegano dalla Sea Watch – in Libia è stato bombardato un ospedale, l’aeroporto e distrutti diversi quartieri. Questo è il paese dove ci dicono di riportare le persone soccorse. Non lo faremo mai». La nave ha fatto rotta verso la Sicilia ma non può entrare nelle acque territoriali, da giovedì è ferma a 15 miglia da Lampedusa.

PER IL MINISTRO DELL’INTERNO, Matteo Salvini, che, forte del suo decreto sicurezza bis appena inaugurato, «questa nave fuorilegge per me può stare lì per mesi, fino a Capodanno». E ancora: «Ci sono persone a bordo per scelta di questi delinquenti, sequestratori di esseri umani. Dovevano andare in Libia, potevano andare in Tunisia o a Malta. Sono arrivati in Italia. L’hanno chiesto loro il porto alla Libia, la Libia lo ha dato e loro hanno disobbedito».

IL PRESIDENTE MATTARELLA venerdì ha siglato il decreto Sicurezza bis, Salvini ha illustrato le conseguenze della sua entrata in vigore: «Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla Sea Watch 3 nelle acque italiane. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa. Stop ai complici di scafisti e trafficanti». Il leader leghista ha accusato l’Ong di «sequestrare, per motivi politici, i migranti» che (secondo il Viminale) avrebbero dovuto essere riportati nei centri di detenzione, nel mezzo della guerra civile.

IN CASO DI VIOLAZIONE del divieto, potrebbero scattare per la prima volta le norme del decreto: multe da 10mila a 50mila euro per il comandante, l’armatore e il proprietario della nave; in caso di reiterazione del reato confisca della nave da parte del prefetto; la competenza su eventuali reati sottratta alla procura ordinaria e trasferita alla procura distrettuali antimafia.

L’ULTIMA NORMA permetterà a Salvini di chiudere il conto con Agrigento, procura presa di mira per aver più volte dissequestrato la Sea Watch 3, non avendo riscontrato alcun reato. Lo stesso Salvini venerdì: «Mi domando come mai la procura non abbia confermato il sequestro, perché mi sembra che non rispettino la legge e nei fatti favoriscano i trafficanti». Mediterranea saving humans ieri ha replicato: «L’unico pericolo concreto per la democrazia e i diritti umani è l’uso illegale e illegittimo del potere che mira a trasformare lo stato di diritto in stato di polizia».

L’UE È TORNATA a chiarire: «Tutte le navi con bandiera europea sono obbligate a rispettare il diritto internazionale e il diritto sulla ricerca e salvataggio in mare, che comporta la necessità di portare le persone in un posto sicuro. Queste condizioni non si ritrovano in Libia». Però sul tema continua a fare «melina» tanto che negli incontri tra stati la posizione viene elusa. L’Osservatore Romano ieri ha commentato gli esiti del vertice di venerdì a La Valletta tra Italia, Francia, Malta, Cipro, Spagna, Grecia, Portogallo: «I sette paesi dell’Europa meridionale concordano su diversi punti importanti ma non trovano vera sintonia in tema di migranti». Per poi concludere: «I leader hanno anche chiesto che ‘tutte le barche nel Mediterraneo rispettino la legge internazionale e non impediscano l’intervento della Guardia costiera libica’, e hanno ritenuto ‘necessario contrastare di più il modello di business dei contrabbandieri’».

In Europa si continua in ordine sparso e Salvini quindi procede con le modifiche alla legislazione nazionale. Ieri è stato il presidente francese Emmanuel Macron a prendere ancora una volta le distanze dalle politiche gialloverdi nostrane: «Sulle questioni migratorie: rapida presa in carico, sbarchi nei punti più vicini, solidarietà europea nella ripartizione delle persone che necessitano di protezione. È questo spirito di responsabilità e umanità che tutti noi dobbiamo rendere perenne», ha scritto in un tweet dopo il vertice de La Valletta, dove ha anche avuto un incontro bilaterale con il premier italiano, Giuseppe Conte.

IN GERMANIA, LA CITTÀ di Rottenburg ha dato la sua disponibilità ad accogliere i rifugiati della Sea Watch. L’iniziativa dovrebbe comunque avere l’approvazione del ministero dell’Interno federale. Si era fatta avanti anche Berlino, i due centri fanno parte dell’alleanza «Città dei porti sicuri», fondata proprio dal sindaco di Rottenburg.

* Fonte: IL MANIFESTO

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