Guerra commerciale, Trump vuole nuovi dazi contro la Cina

La Casa bianca annuncia nuove tariffe su 350 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Giocattoli, scarpe e iPhone i beni colpiti. Wall Street e aziende non la prendono bene

Marina Catucci * • 3/8/2019 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 60 Viste

Con una sfilza di tweet scritti alla conclusione del round di colloqui tra le delegazioni di Cina e Stati uniti chiuso a Shanghai senza raggiungere nessun progresso degno di nota, Donald Trump ha dichiarato che a partire dal primo settembre aggiungerà una nuova tariffa da 300 miliardi di dollari sui prodotti cinesi verso gli Usa.

«I negoziati commerciali stanno continuando – ha dichiarato Trump – ma durante i colloqui gli Usa avvieranno una piccola tariffa aggiuntiva del 10% sui restanti 300 miliardi di dollari di prodotti provenienti dalla Cina». «Le tariffe possono essere aumentate in più fasi – ha detto Trump ai giornalisti più tardi, nel corso della giornata – Stiamo iniziando dal 10% e possono essere aumentate ben oltre il 25% . Ma non stiamo cercando di farlo, necessariamente».

Nei tweet Trump aveva sottolineato che gli Usa pensavano «di avere un accordo con la Cina tre mesi fa ma purtroppo la Cina ha deciso di rinegoziarlo prima di firmarlo». Ma ciò che rimprovera a Pechino non è solo la mancata firma dell’accordo di tre mesi or sono: accusa anche di non aver mantenuto la promessa cinese di «acquistare grandi quantità di prodotti agricoli Usa» e quella dell’«amico presidente Xi di fermare la vendita di un oppiaceo sintetico, il Fentany: non è mai successo e molti americani continuano a morire».

The Donald si è detto scontento del fatto che la Cina non abbia offerto promesse concrete per l’acquisto di prodotti agricoli americani, cosa che invece credeva concordata durante l’incontro con il presidente cinese Xi Jinping, a giugno al vertice del G20 in Giappone.

All’epoca Trump aveva detto che avrebbe rimandato l’imposizione di nuove tariffe a tempo indeterminato. «Non aggiungeremo un ulteriore tremendo giro di dazi – aveva detto in quel frangente – Abbiamo 350 miliardi di dollari rimasti, che potrebbero essere tassati o potrebbero essere tariffati. E non lo stiamo facendo».

Le nuove tariffe potrebbero colpire i consumatori statunitensi più duramente rispetto ai round precedenti, tassando iPhone e altri prodotti elettronici di grande consumo, scarpe da ginnastica e giocattoli. Lo scorso anno Trump aveva imposto dazi per circa 250 miliardi di dollari di beni di fabbricazione cinese, destinati a materiali e componenti industriali.

Anche stavolta, come già fatto molte volte, Trump ha affermato falsamente che le tariffe sono costate più alla Cina che ai consumatori americani.

«Stiamo ricevendo molti miliardi di dollari. Non c’è stata assolutamente alcuna inflazione e francamente non è costato nulla ai nostri consumatori. È costato alla Cina», ha dichiarato, aggiungendo che le aziende si stanno trasferendo fuori dalla Cina per evitare i dazi.

In realtà gli studi economici dimostrano che a sostenerne il peso sono i consumatori statunitensi. Trump ha lanciato la sua nuova minaccia sulla Cina a seguito di un incontro nell’Ufficio ovale con il suo team commerciale, il segretario al tesoro Steven Mnuchin e il rappresentante commerciale Robert Lighthizer. Secondo fonti della Cnn, sarebbero stati più che concordi con il contenuto dei tweet di Trump. Non è altrettanto concorde Wall Street e lo dimostra il fatto che i mercati azionari e petroliferi hanno subito una flessione.

«La comunità imprenditoriale è stata sorpresa dall’annuncio di nuove tariffe – ha affermato Doug Barry, direttore delle comunicazioni del Consiglio degli affari Usa-Cina – Temiamo che allontaneranno i cinesi dal tavolo dei negoziati che ci sembravano andare verso una direzione produttiva».

Circa l’85% dei giocattoli venduti negli Usa proviene dalla Cina. Colpiti alcuni dei giocattoli che le aziende hanno già ordinato per le festività natalizie, afferma Steve Pasierb, presidente di The Toy Association: «Molti oggetti diverranno più costosi tra cui i giocattoli, che non sono beni essenziali ma costituiscono indotto».

* Fonte: Marina Catucci, IL MANIFESTO

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