Autostrade/Atlantia. 5Stelle furiosi, anche Orlando (Pd) avverte: “Basta ricatti”

Il diktat di Atlantia, con il blocco degli investimenti per forzare la mano al governo sulle garanzie statali del decreto liquidità, provoca la reazione pentastellata e quella di Leu

Riccardo Chiari * • 24/5/2020 • Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 374 Viste

Assalto alla diligenza.  Il vicesegretario dem: “C’è un contenzioso aperto con lo Stato che va risolto”. Il Mit si sveglia e invia il dossier a Palazzo Chigi.

ROMA. All’indomani della decisione di Atlantia di bloccare 14,5 miliardi di investimenti su Autostrade per l’Italia, in risposta ai dubbi dell’esecutivo sulla concessione di garanzie statali su prestiti legati al decreto liquidità, i 5 Stelle si infuriano e se la prendono con tutti, compresi gli alleati di governo (Pd e Iv) ritenuti, a torto o a ragione, più arrendevoli. Ma anche dalle parti del Pd c’è malumore. E se il ministero delle infrastrutture e trasporti, guidato dalla piddina Paola De Micheli, si limita ad annotare che “il comunicato stampa di Atlantia ha il sapore di un ultimatum”, il vicesegretario dem Andrea Orlando prende una posizione più netta: Da ligure – osserva – penso che sarebbe meglio evitare ultimatum e ricatti, per quello che c’è stato in questa regione e a Genova. Sarebbe meglio che i toni cambiassero”.

Orlando viene intervistato da Sky Tg 24 quando sono ancora caldissime le esternazioni del sottosegretario pentastellato Cancellieri (M5s) nei confronti di Atlantia ma anche della ministra De Micheli, colpevole secondo il sottosegretario di aver tenuto in un cassetto dal gennaio scorso il dossier su Autostrade: “De Micheli tiri fuori il documento fatto insieme ad Aspi (Autostrade, ndr) in una sorta di trattativa – attacca Cancellieri – visto che non lo conosce nessuno, né il Pd né altre forze di governo”.
In effetti le ultime notizie sull’eventuale revoca della concessione ad Autostrade, dopo il disastro del ponte Morandi di Genova, risalgono all’ormai lontano 30 gennaio, quando la ministra De Micheli, intervenendo alla trasmissione Circo Massimo su Radio Capital, aveva annunciato: “Credo sia una questione di qualche giorno, devo aspettare un paio di pareri prima di fare le riunioni conseguenti”. Dal ministero avevano poi fatto informalmente sapere che Atlantia doveva mettere sul piatto più di quanto aveva offerto, se intendeva mantenere la concessione della controllata Autostrade.
Da quei giorni però, anche complice l’emergenza coronavirus, sulla vicenda era sceso il silenzio. Rotto a metà settimana dall’ad Roberto Tomasi di Autostrade, intenzionato a chiedere garanzie statali per 1,2 miliardi (quasi 2 miliardi sommando le altre realtà della galassia Benetton) nelle pieghe del decreto liquidità. Di qui il rapido innalzamento della temperatura politica. Aumentata ulteriormente con il diktat di Atlantia sul blocco degli investimenti. Una Atlantia che fra l’altro ha citato l’immediato “no grazie” al prestito del viceministro M5s, Stefano Buffagni, come una “risposta contrastante con lo spirito del decreto”, dando mandato ai suoi legali “di valutare tutte le iniziative necessarie per la tutela della società e del gruppo, visti i gravi danni”.
La replica pentastellata si può ora leggere nel blog M5S. “Autostrade ha chiesto di poter accedere sfruttando il decreto liquidità a un prestito di 2 miliardi garantito da Sace. Ma questo non è un diritto di Autostrade. Lo Stato ha il dovere di aiutare le imprese in difficoltà e di mettere in campo tutte le misure necessarie ma al contempo di decidere se la garanzia sia o meno opportuna. E i Benetton prima di ottenere altri prestiti hanno un debito altissimo da saldare nei confronti della collettività. Noi non ce ne siamo dimenticati, ed è sacrosanto che i nostri rappresentanti nelle istituzioni come Stefano Buffagni lo facciano presente in tutte le sedi”.
Andrea Orlando, dal canto suo, pur con maggior diplomazia ha voluto puntualizzare lo stato delle cose: “Il decreto liquidità prevede che ci sia un trattativa per un’erogazione di fondi di questo livello. Nel caso di Atlantia occorre tenere conto di due fattori: il primo è che si tratta di un’azienda che gestisce una concessione, e quindi serve il rispetto delle tariffe. L’altro è che una controllata di questa azienda ha un contenzioso aperto con lo Stato. Questi due temi andranno risolti come precondizione della trattative per il prestito”.
Guarda caso, dal ministero delle infrastrutture e trasporti è arrivata in serata la precisazione che il dossier, preparato per decidere se revocare o meno la concessione ad Autostrade/Atlantia, “è stato completato ed è stato inviato alla presidenza del consiglio, per avviare una discussione e un confronto necessari prima della decisione che avverrà in consiglio dei ministri”.

* Fonte: Riccardo Chiari, il manifesto

 

ph by Carlo Dani / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

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