Francia. Ucciso dai gendarmi nel 2016, Adama Traoré è ancora senza giustizia

La terza autopsia, commissionata dalla famiglia, accusa gli agenti dell’omicidio del giovane. Ma le analisi ufficiali no: morto per malattia preesistente. Ieri 1.500 persone hanno manifestato a Parigi 

Anna Maria Merlo * • 3/6/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 488 Viste

Adama Traoré, 24 anni, è morto nel luglio 2016, due ore dopo essere stato arrestato dalla polizia, alla fine di un inseguimento, e portato nella caserma di Person nel Val d’Oise. Mentre negli Stati uniti esplode la rivolta per la morte di George Floyd, a Parigi ieri, di fronte al nuovo palazzo di giustizia (costruito da Renzo Piano) alla Porte de Clichy, la famiglia di Adama ha organizzato una manifestazione per ricordare il tragico fatto.

La Prefettura ha proibito la manifestazione, a causa del Covid, ma più di 1.500 persone si sono riunite lo stesso per denunciare la violenza della repressione della polizia attorno alla sorella di Adama, Assa Traoré che da quattro anni lotta per fare chiarezza sulla morte del fratello.

La famiglia di Adama Traoré ha commissionato una nuova autopsia – è la terza dall’inizio dell’inchiesta – che ha stabilito che Adama è morto per un edema in seguito alla soffocazione avvenuta durante l’arresto, effettuato da tre gendarmi. Venerdì un’altra autopsia aveva al contrario stabilito che le modalità dell’arresto erano estranee alla morte, dovuta a una patologia del ragazzo.

Ci sono stati in Francia altri casi di morte in seguito a un arresto violento, ultimamente il decesso di Cédric Chouviart, un padre di famiglia. In questione è il metodo del placcaggio ventrale a terra. Ieri, alla manifestazione per Adama, hanno partecipato anche alcune personalità conosciute, come la cantante Camelia Jordana, che solo alcuni giorni fa ha denunciato la paura della polizia che esiste nei quartieri popolari. Ne è seguita una polemica, con il ministro degli Interni, Christophe Castaner, che ha difeso la polizia.

Assa Traoré da anni ha denunciato l’inchiesta e le autopsie, considerate «razziste». L’avvocato di Assa Traoré ha sottolineato ieri che «anche negli Stati uniti la famiglia di George Floyd ha dovuto finanziare una perizia medica indipendente», che contraddice la versione ufficiale.

Nel fine settimana, c’è stata un’altra manifestazione di protesta contro i metodi della polizia a Bondy, per chiedere «giustizia per Gabriel», un ragazzino di 14 anni, arrestato perché sospettato di voler rubare uno scooter, che rischia di perdere un occhio. Gabriel, un ragazzo rom, è stato pestato a freddo dalla polizia. In sua difesa è sceso anche il calciatore Kylian Mbappé, originario di Bondy: «Giustizia per Gabriel qui o altrove contro la violenza della polizia, stessa lotta», dice il campione di calcio.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

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