Trump. Il boia non molla, un’altra iniezione letale

Trump. Il boia non molla, un’altra iniezione letale

NEW YORK. A soli cinque giorni dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, l’amministrazione Trump ha eseguito la sua 13esima condanna a morte di un detenuto in un carcere federale. Si tratta di un afroamericano di 48 anni, Dustin Higgs, ucciso tramite un’iniezione letale sabato mattina nel penitenziario di Terre Haute, in Indiana, lo stesso dove era stata uccisa la prima donna in quasi 70 anni.

Il giudice di un tribunale inferiore aveva chiesto il rinvio dell’esecuzione, considerando che il condannato era affetto da Covid-19, e quindi avrebbe sofferto molto con l’iniezione letale a causa delle condizioni dei polmoni, ma la Corte Suprema ha preferito accogliere il ricorso del Dipartimento di Giustizia, e non ha ostacolato l’esecuzione della pena. Questa di Higgs è la 13esima condanna a morte federale in sei mesi, da quando a luglio Trump aveva ripreso le esecuzioni federali, interrompendo una moratoria di 17 anni.

Solo 24 ore prima di Higgs, era stato ucciso un altro afroamericano anch’esso affetto da Covid, il 52enne Corey Johnson, anche lui nel penitenziario di Terre Haute, nello stato dell’Indiana, tramite iniezione letale. «Le condanne a morte nell’era Trump rappresentano una cifra sbalorditiva e senza precedenti» ha denunciato Amnesty international.

Anche la campagna di Biden si è espressa contro la pena di morte federale, in parte a causa della quantità di detenuti condannati ingiustamente.

Biden si è impegnato ad abolire la pena di morte federale e, come parte del suo piano di giustizia penale, a dare incentivi agli Stati per smettere di chiedere condanne a morte. Ci sono 40 membri del Congresso che dichiarano di volere che la pratica abbia fine già il suo primo giorno in ufficio.
Intanto si va definendo il profilo di quelli che saranno i primi 100 giorni della presidenza Biden, ma prima di arrivare alla loro attuazione ci sono ancora due giri di boa da doppiare.

Per oggi in tutte le capitali degli Stati sono previste manifestazioni della destra trumpiana, e ci si aspetta una marcia di miliziani «pacificamente armati», come si legge nei volantini, per il 20 gennaio, giorno dell’insediamento, a Washington. Anche per questo la capitale è blindata e le forze dell’ordine sono state dispiegate in tutti gli Stati, erigendo barriere e impiegando migliaia di truppe della Guardia Nazionale per cercare di prevenire il tipo di attacco violento che ha scosso la nazione il 6 gennaio.

Michigan, Virginia, Wisconsin, Pennsylvania e Washington sono tra gli Stati che hanno attivato le loro Guardie Nazionali, il Texas ha chiuso il suo Campidoglio fino al giorno dell’inaugurazione.
Steve McCraw, direttore del Dipartimento per la sicurezza pubblica del Texas, ha dichiarato che l’intelligence ha indicato che «estremisti violenti» potrebbero cercare di sfruttare le proteste armate pianificate ad Austin per «condurre atti criminali».

Ieri mattina manifestanti armati si sono riuniti ad Austin, in un parcheggio di fronte al Campidoglio prima di attraversare la strada verso i cancelli anteriori. Alcuni indossavano giubbotti mimetici, altri sono stati visti con pistole, bombolette, radio portatili e manette. In Michigan è stata eretta una recinzione intorno al Campidoglio e le truppe sono state mobilitate per rafforzare la sicurezza; annullate le riunioni della prossima settimana, citando preoccupazione per minacce «credibili».

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto



Related Articles

I rom sono nelle tende

Opera Il campo nomadi apre tra i fischi dei razzisti (il manifesto, 30 dicembre 2006) Giorgio SalvettiMilanoSono entrati nel campo

Il mestiere delle donne. Vita e lavoro, una conciliazione difficile

Istat. L’11,1% delle donne con almeno un figlio non ha mai lavorato per prendersene cura, un valore superiore alla media europea (3,7%).

Immigrati, 57.800 sbarcati da gennaio. Molti i minori non accompagnati

I dati dell’Unhcr: la maggior parte sono siriani, eritrei e maliani. Molti sono minori non accompagnati, il loro numero ormai sfiora il 7% del totale. Unar: “Solo nel 2013 1.500 casi di discriminazione”

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment