Unione Europea. La lobby fossile non demorde e si infila nel «Green New Deal»

Unione Europea. La lobby fossile non demorde e si infila nel «Green New Deal»

«Un’operazione di puro greenwashing. Che rischia di minare la leadership climatica dell’Unione Europea a livello globale e di screditare la presidente von der Leyen. Questa proposta sulla tassonomia delle attività economiche sostenibili non ha niente a che fare con gli obiettivi del Green Deal, non è allineata all’Accordo sul clima di Parigi, e non ha nessuna base scientifica. Così come è formulata permette solo a poche persone di fare molti soldi».

È DURISSIMO IL GIUDIZIO sulla bozza del Taxonomy Delegated Act circolato in questi giorni a Bruxelles, espresso ieri in una conferenza stampa da Sebastien Godinot, economista e responsabile del Wwf Europa, anche a nome di numerose Ong e associazione ambientaliste. Con lui c’erano Andreas Hoepner, professore ordinario di Rischio Operativo, Bancario e Finanziario dell’University College di Dublino e Ariel Brunner, responsabile per Europa e Asia centrale di BirdLife International. Tutti e tre sono membri della Piattaforma UE sulla finanza sostenibile.

La tassonomia dell’Unione Europea dovrebbe diventare il sistema in base al quale classificare quali attività possono essere ritenute sostenibili in termini climatici, quali possono essere finanziate o incentivate come tali, per cosa si possano emettere green bond. Nel momento in cui l’Europa ci chiede di spendere il 30% del Next Generation EU per attività per il clima (per l’Italia sono circa 80 miliardi), è alla tassonomia UE che si dovrà fare riferimento per calcolare quali azioni rientrino in questa categoria.

LO SGOMENTO DI VARIE associazioni, espresso anche in una lettera sottoscritta da 226 tra scienziati e responsabili di vari organismi, deriva dal fatto che nella ultima versione del provvedimento sono comparsi tra i settori «sostenibili» anche il gas e il nucleare, che non c’erano nella versione di qualche mese fa, elaborata dopo circa 3 anni di consultazioni tra esperti. Così com’è formulata, scrivono i 226, contiene «affermazioni infondate che sono contrarie alla scienza del clima. La tassonomia UE per la finanza sostenibile era stata concepita come un punto di riferimento scientifico per evitare il greenwashing. Con questa proposta diventa essa stessa uno strumento di greenwashing».

SDOGANATO IL GAS, si sdogana anche l’idrogeno prodotto con il gas e il procedimento CCS (cattura e stoccaggio del carbonio), quello che in gergo viene chiamato idrogeno grigio o blu, che niente ha a che fare con l’idrogeno verde che si produce mediante elettrolisi con elettricità rinnovabile. «È una resa totale nei confronti della lobby del gas, tanto più pericolosa perché, nel momento in cui altri paesi nel mondo stanno mettendo a punto i loro sistemi concorrenti di classificazione degli investimenti sostenibili, abbassare l’ambizione europea significa creare un procedente che rischia di trascinare al ribasso tutti gli altri», chiosa la lettera.

PER ANDREAS HOEPNER, unico esponente della scienza nella commissione dei 32 che ha contribuito a stilare il contestato documento, fare una tassonomia «è un esercizio di etichettatura di certe attività. Non è come una decisione politica che può essere più o meno giusta. Questa è semplicemente falsa». Dunque, anche finanziare una centrale nucleare rientra nelle attività sostenibili. La pezza di appoggio per tale affermazione è contenuta in un documento elaborato dal JRC (Joint Reserch Center) che è l’organismo scientifico di riferimento della Commissione Europea, di cui costituisce una delle Direzioni Generali (DG). Lì si dice il nucleare è paragonabile all’idroelettrico, se non si tiene conto degli effetti radioattivi è inconcepibile – ha detto Godinot – Comunque vada a finire, questa tassonomia non salverà il nucleare.

Standard & Poor ha già detto che non è competitivo, dal punto di vista economico non ha senso. Eppure nella commissione c’è chi, come Thierry Breton difende il nucleare e dice di andarne fiero. Io credo che la Germania non accetterà mai questa posizione». Nel settore della gestione forestale, «il lavoro delle lobby dei paesi del nord Europa dà carta bianca a chi ha interesse ad uno sfruttamento indiscriminato delle foreste – ha denunciato Ariel Brunner di Bird-Life International – viene accettato come sostenibile ogni tipo di disboscamento; ogni appezzamento inferiore ai 25 ettari, il che equivale al doppio della dimensione media delle proprietà europee, è escluso dall’analisi dei benefici climatici; viene ammesso l’uso dei fertilizzanti; le tecniche di gestione forestale ammesse sono quelle nazionali, il che significa che non vengono introdotte buone pratiche, ma tutto rimane così com’è; viene accettato qualunque sistema di certificazione, mentre l’FSC non viene nemmeno menzionato. Semplicemente inaccettabile».

FINO AL 21 APRILE la Commissione avrà tempo per ripensare a questa bozza. Poi saranno il Parlamento europeo e il Consiglio ad approvarla o rispedirla al mittente.

* Fonte: Daniela Passeri, il manifesto



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