Moni Ovadia. Il Tribunale internazionale e la retorica dei diritti umani

Moni Ovadia. Il Tribunale internazionale e la retorica dei diritti umani

Il pletorico flusso delle notizie che l’informazione main stream ci ammannisce con mediocre monotonia e priorità prevedibili, ogni tanto, suo malgrado, ci dà notizie di qualche interesse che tuttavia non suscitano ulteriori riflessioni che pure sarebbero estremamente importanti. La notizia a cui faccio riferimento in questa fattispecie è quella della condanna all’ergastolo comminata all’ex generale Ratko Mladic, comandante dell’esercito serbo-bosniaco, per le accuse di genocidio, massacri di massa, pulizia etnica.

La condanna è stata emessa dalla Corte Internazionale dell’Aja dopo avere respinto l’appello presentato dall’accusato per avere ritenuto le prove dei crimini inconfutabili. Una buona notizia! Non perché un criminale di guerra è stato condannato alla pena che gli spetta, non ritengo cosa buona gioire della disgrazia di un essere umano anche se un efferato criminale. Ma perché come si suol dire :” c’è un giudice a Berlino” . I parenti delle vittime forse proveranno sollievo nel vedere che giustizia è fatta, anche se il dolore per ciò che hanno subito i loro cari è irredimibile.

Tuttavia un atto di giustizia a cosi tanti anni da quello che fu il tragico macello della guerra della ex-Iugoslavia risarcisce l’idea di un senso a cui apparteniamo in quanto esseri umani.
Bene, ma a quando il processo delle leadership politiche e militari turche per l’ininterrotto e perverso massacro del popolo curdo? Quando verranno condotti davanti alla corte internazionale dell’Aja George W. Bush e Tony Blair, non dico per essere condannati ( non sono un giudice) ma almeno per essere giudicati per avere scatenato una guerra, basata su evidenti menzogne con conseguenze spaventose e centinaia di migliaia di morti innocenti del popolo iracheno. L’ex leader laburista Gordon Brown chiese al parlamento britannico l’istituzione di una commissione di inchiesta sul comportamento tenuto dall’allora premier nello scatenare quella guerra. L’Alta Corte fini per bloccare la richiesta di incriminazione di Tony Blair per quella aggressione criminale, ma forse una corte internazionale avrebbe potuto avviare la procedura. Ma gli amici degli Stati Uniti non corrono questo rischio in Occidente.

La Cia la celebre agenzia, quando giudica un dittatore o un criminale ha l’abitudine di definirlo con un espressione assai grezza: “he is son of a bitch, è un figlio di puttana!” Ma qualora il dittatore o il criminale sia alleato degli USA allora la definizione diventa: “yes he’s a son of a bitch, but he is our son of a bitch, si è un figlio di puttana ma è il nostro figlio di puttana!”. In quel caso tutti i suoi crimini, e le violazioni dei diritti umani diventano leciti. Per esempio: per la brutale repressione e per la carcerazione del dissidente russo Naval’ny, Joe Biden chiede sanzioni contro la Russia di Putin, invece le pluricinquantennali violazioni del diritto internazionale, i crimini commessi dall’Idf (le forze armate israeliane) sotto la guida dei governi israeliani, massacri di popolazione civile, colonizzazione di territori usurpati, occupazione interminabile di un intero popolo, decine e decine di migliaia di detenzioni amministrative senza processo anche di ragazzini, demolizioni di case, distruzione di risorse agricole, sadiche vessazioni arbitrarie sono rubricate come diritto alla difesa, senza pudore e senza vergogna.

Intanto in questi giorni si sono riuniti i «sette grandi» con la «novità», dopo l’interregno del “villain” Trump, di riaffermare, grazie al buon sleepy Joe, Biden l’inossidabile fedeltà euroatlantica alla «più grande democrazia del mondo» che tradotto vuol dire: si fa quello che vuole lo zio Sam. Perché tanto l’Ue conta come il 2 di picche. Con l’occasione si fa il fervorino sui diritti umani alla Cina. I cinesi lasciano fare perché fondamentalmente se ne fottono. Diventeranno presto la prima economia mondiale, se già non lo sono, forse diventeranno i primi anche sul piano tecnologico e militare. Il filottino sui diritti è implicitamente rivolto anche a Putin, il quale verosimilmente lo irride. Lo Zar Wladimir è certo un autocrate, governa con pugno di ferro, ma è un politico di estrema capacità, conosce come le sue tasche il paese che governa, di cui gli occidentali capiscono poco o nulla.

Ora, ci dicono che siamo usciti dall’epoca delle ideologie, dunque non siamo tenuti ad alcuna fedeltà di schieramento. Allora perché gli Stati Uniti continuano a spacciarsi per il regno del bene e i loro alleati fanno finta d crederci? Non sarebbe più saggio riconoscere sulla base dei fatti che il più pulito c’ha la rogna, rimettere il pallino al centro e ricominciare a pensare ad un modello di società fondato sulla giustizia sociale?

* Fonte: Moni Ovadia, il manifesto

 



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