Diritti Globali. Un mondo sul bordo del baratro a causa del turbo-capitalismo digitale

Diritti Globali. Un mondo sul bordo del baratro a causa del turbo-capitalismo digitale

Il 19° “Rapporto Diritti Globali” di InFormazione (Cgil) fotografa un mondo sul bordo del baratro a causa del turbo-capitalismo digitale e della globalizzazione neo-liberista.

Aumentano i “crimini di sistema”, scemano i diritti nelle loro varie dimensioni: diritti del lavoro, diritti ambientali, diritti alla salute, diritti umani…

Questa mattina, abbiamo seguito con attenzione – ed in presenza – l’incontro promosso dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil) nella sua sede nazionale centrale di Corso Italia (divenuta tristemente famosa, qualche settimana fa, a causa di un assalto di facinorosi “no vax” ed estremisti di destra), in occasione della prima presentazione del diciannovesimo “Rapporto sui diritti globali” di questo anno 2021, dal titolo “Stato dell’impunità nel mondo. Un altro mondo è possibile”.

Quest’anno il Rapporto, oltre alle violazioni dei diritti umani documentate con un neo-costituito “Osservatorio sulle Impunità”, analizza e denuncia crimini che violano e compromettono altre sfere di diritti altrettanto fondamentali, che riguardano le comunità e non solo gli individui, come quelli ambientali, economici, sociali…

Crimini di sistema”, dei quali nessuno si sente responsabile, ma che sono invece prodotti da precise scelte politiche, economiche, di governo.

Abbiamo avuto conferma della qualità del “Rapporto”, che già abbiamo segnalato in passato su queste colonne (vedi “Key4biz” del 2 dicembre 2016: “ilprincipenudo. Rapporto Censis: Italia paese ‘ruminante’, anche nel digitale”).

Sono intervenuti, dopo una introduzione di Guido Iocca, in rappresentanza di Futura Editrice: Pier Antonio Panzeri, Presidente Fight Impunity (Association Against Impunity and for Transitional Justice); Gianni Tognoni, Segretario Generale Tribunale Permanente dei Popoli-Fondazione BassoKurosh Danesh, responsabile del settore migrazioni della Cgil nazionale.

Il “19° Rapporto” (426 pagine, 26 euro), curato dalla Associazione Società InFormazione (onlus milanese costituita nel 2001), è una delle prime pubblicazioni di Futura Editrice, il nuovo “brand” assunto dalla casa editrice della Cgil (che incorpora l’eredità della storica Ediesse).

L’iniziativa non è stata promossa comunicazionalmente come pure avrebbe meritato: è stato diramato uno scarno comunicato stampa, e la notizia della presentazione è stata rilanciata soltanto da un dispaccio Ansa, che riprende un estratto della prefazione firmata da Maurizio Landini.

Quali sono le motivazioni di questa… distrazione (rimozione)?!

Essenzialmente due: la Cgil, che pure sostiene il Rapporto fin dalla sua seconda edizione, purtroppo non gli attribuisce adeguata attenzione (ma va anche osservato che, in questi giorni, il maggiore sindacato italiano è preso dalla convocazione di uno sciopero generale, che lo vede affiancato alla Uil, ma distaccato rispetto alla Cisl); e, poi, soprattutto, si tratta di uno studio che, anno dopo anno, mette in discussione, in modo scientificamente documentato, i paradigmi dell’attuale fase del capitalismo.

Insomma, si tratta di un “rapporto” che va controcorrente, che contesta radicalmente l’attuale stato delle cose: uno strumento informativo e cognitivo che interroga in modo profondo le istituzioni, le organizzazioni sociali ed ognuno di noi come cittadino del mondo. Ben oltre – per capirci – il Rapporto annuale Censis “sulla situazione sociale del Paese”, giunto quest’anno alla edizione n° 55: il rapporto di Giuseppe De Rita è focalizzato sull’Italia ed agisce “all’interno” del sistema, in modo “asettico”; il “Rapporto Diritti Globali” si pone come strumento di critica radicale al sistema stesso, inteso a livello planetario.

Maurizio Landini (Segretario Generale Cgil) firma una prefazione al 19° “Rapporto Diritti Globali” ma è poi distratto dallo sciopero nazionale di giovedì 16 dicembre

Abbiamo avuto occasione di domandare al Segretario Generale della Cgil Maurizio Landini – in occasione di una sua visita, mercoledì scorso, alla romana Fiera della Piccola e Media Editoria, “Più Libri Più Liberi” – se avrebbe partecipato alla presentazione odierna del volume che pure reca una sua introduzione. Landini ci ha risposto: “l’iniziativa è sì importante, ma io sono in questi giorni impegnato a tempo pieno sul versante dello sciopero nazionale del 16 novembre…”. Peccato! Crediamo che Landini avrebbe potuto ritagliare mezz’ora della sua impegnativa agenda di oggi, affacciandosi anche soltanto per un saluto alla presentazione del 19° “Rapporto Diritti Globali”: sarebbe stato un piccolo ma importante segnale di sensibilità. A proposito di gerarchizzazione delle priorità, locali e globali. Le questioni “globali” che il 19° Rapporto propone ci sembrano veramente più importanti dello sciopero di giovedì prossimo, ci sia consentito osservare.

Le due ore di presentazione sono state succose e stimolanti, anche se un senso di grande amarezza ha pervaso chi redige queste noterelle: basta leggere i titoli dei capitoli e dei paragrafi del corposo tomo (da “Il mondo malato e quello di sotto” a “I problemi irrisolti di un mondo malato”), per rendersi conto della pericolosa deriva che sta vivendo il nostro pianeta, ma i relatori di questa mattina hanno evidenziato come sia ancora possibile “resistere”, ovvero tentare di opporre un “ottimismo della volontà” – ovvero un impegno civile e politico – di fronte a percorsi planetari che non è esagerato definire come prodromici ad una vera e propria catastrofe (più volte è stato evocato il concetto di “baratro” imminente).

L’approccio del “Rapporto” è quindi molto politico, nel senso più nobile del termine, ma, al tempo stesso, è estremamente radicale (“ma non apocalittico”, è stato precisato): guarda così lontano da rendere quasi “miserabile” il comportamento contingente sia di Stati nazionali sia di agenzie sovranazionali.

Le logiche rapaci della globalizzazione neo-liberista e del turbo-capitalismo digitale

In estrema sintesi: se si adotta un approccio globale e di medio-lungo periodo, l’analisi sistemica evidenzia una crisi radicale dell’attuale “governo del mondo”, ovvero delle dinamiche di globalizzazione neo-liberista, guidate dalle logiche del turbo-capitalismo (in versione ormai pervasivamente digitale). Logiche semplicemente rapaci.

Un ruolo determinante (centrale) in questo processo è rappresentato dall’industria bellica planetaria, un vero apparato industriale forte di una potenza di fuoco di lobbying che eterodirige gli Stati nazionali, e corrompe – in senso spirituale e spesso anche materiale – molti governi del pianeta. Sono entrati nell’uso corrente ossimori come “guerra infinita” e finanche “guerra umanitaria” (!).

Il fenomeno più evidente di questo processo è determinato dalle migrazioni: parte significativa di coloro che sono costretti a lasciare il proprio Paese di nascita è mossa dai conflitti bellici ovvero dalle conseguenze dei conflitti.

La dotta introduzione di Sergio Segio (un passato assai lontano in un’organizzazione estremista come Prima Linea, ma da decenni impegnato come studioso dell’evoluzione del sistema capitalista e come attivista dei diritti civili e sociali) conferma che “il vero problema è il capitalismo”.

“Tutto sta continuando ad essere come prima”: continua la riduzione delle varie dimensioni dei “diritti”

Al di là della retorica prevalente del “post” Covid-19 (il teorizzato “nulla sarà come prima”…), si osserva come “tutto sta continuando ad essere come prima”.

La pandemia avrebbe potuto stimolare una riflessione globale e radicale sul modello di sviluppo: non è avvenuto, se non in rare occasioni. Voci isolate, e certamente non da parte di esponenti governativi.

Nelle parole di Sergio abbiamo ascoltato l’eco dell’ormai martellante messaggio del Pontefice della Chiesa Cattolica: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che produce una “cultura dello scarto” – come sostiene Papa Bergoglio – nella quale assume paradossalmente dignità (“cittadinanza”!) soltanto l’uomo-consumatore, processo che finisce per ignorare la dimensione dell’uomo-cittadino, producendo ineguaglianze e lacerazioni, ed un continuo e diffuso ridimensionamento dei diritti.

I diritti tutti: diritti del lavoro, diritti ambientali, diritto alla salute, diritti umani…

Le dimensioni di questi diritti si intrecciano sempre intimamente più tra loro, e non è più possibile assumere un approccio parcellizzato, “isolando” l’un diritto dall’altro. Si deve intervenire sui “diritti globali” appunto.

Esemplificativamente: la crisi del diritto alla salute (depauperizzato da logiche scellerate di privatizzazione del sistema sanitario) si accompagna alla crisi del diritto a vivere in un ambiente sano…

La dimensione del disastro ecologico in atto conferma che le conseguenze dell’antropocene potrebbero essere definitivamente letali per la specie umana: i segnali di allarme – da parte della comunità scientifica (quella non asservita alle logiche del capitale) – sono continui e crescenti, ma i governi del pianeta non credono nel monito “non c’è più tempo”. Ne è riprova il sostanziale fallimento della “Cop26”, la conferenza tenutasi a Glasgow (dal 31 ottobre al 12 novembre scorso) promossa dalle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Eppure è stato lo stesso Pontefice a far proprio il concetto “non c’è più tempo”, a fine settembre scorso, in occasione di un messaggio al Consiglio d’Europa in vista proprio della Cop26: Francesco ha ammonito con toni duri le istituzioni sui rischi legati al cambiamento climatico, sostenendo la necessità ed urgenza di un “cambio di rotta: bisogna agire“. E prima ai giovani del “Youth4Climate”, cui ha partecipato anche la giovane ambientalista svedese Greta Thunberg: “grazie, mettete in crisi gli adulti”.

E lunedì scorso, nel campo profughi in quel di Lesbo, Papa Francesco ha evocato un concetto sintetico efficace: siamo di fronte ad un vero e proprio… “naufragio della civiltà”. Cinque anni dopo la sua visita nel 2016 “poco è cambiato” nell’isola dell’Egeo, nel Reception and Identification Centre, dove sono ospitati i rifugiati…

Sostiene Sergio Segio: “la guerra all’ambiente e alla natura” è in realtà “una guerra delle generazioni precedenti contro quelle cui viene sottratto il futuro… una guerra di una classe contro un’altra e di una parte del pianeta rispetto all’altra… senza giustizia ambientale, non c’è pace”. L’alternativa alla catastrofe climatica “è la riconversione ecologica dell’economia. La indicano da decenni gli scienziati non asserviti, le associazioni ambientaliste e, più di recente, le poche voci alte e libere come quella di Papa Francesco”, e di Greta Thunberg, “capace di stimolare un movimento mondiale di giovani che rivendicano futuro, per sé e per tutti”.

Sergio Segio, promotore e curatore del “Rapporto”, ha proposto anche alcuni “numeri”, inquietanti, sulle dimensioni economiche dell’apparato delle industrie belliche planetarie: basti segnale che gli Usa hanno speso 2,3 triliardi di dollari (2.300 milioni di dollari!) per l’intervento in Afghanistan, con risultati assolutamente fallimentari ormai evidenti, sotto gli occhi di tutti gli osservatori…

E che dire dell’incredibile resistenza con la quale molti Governi del mondo, e – di fatto – l’Europa stessa, si stanno opponendo rispetto a quella che dovrebbe essere una naturale esigenza del pianeta (inteso nella sua interezza) rispetto alla pandemia: una temporanea rinuncia ai brevetti da parte delle industrie farmaceutiche… Non ci si rende conto del disastro cui si sta andando incontro, allorquando un 55 % della popolazione occidentale del pianeta è ormai vaccinata a fronte di un 6 % del resto del mondo?!

In argomento, è interessante riportare quel che sostiene Maurizio Landini nella sua prefazione: “la diffusione ineguale dei vaccini a livello planetario, con l’esclusione di fatto dei Paesi a basso reddito, è un esempio lampante della miopia del modello economico che oggi governa il mondo”. Il Covid pone “con ancora maggiore urgenza la necessità di una riflessione sullo sviluppo e un cambiamento deciso dei paradigmi che lo presiedono… Assicurare l’accesso al vaccino e alle cure per tutti deve essere un obiettivo di interesse globale. Serve a garantire il diritto alla salute. Serve a sostenere la ripresa economica. Serve, perché è giusto”. Aggiunge, “il cambiamento di cui c’è bisogno dev’essere ancora più profondo, più radicale. E riguarda il mondo del lavoro in ogni sua forma e a ogni latitudine”.

Sergio Segio (InFormazione): si assiste ad una vera e propria “torsione del vocabolario dei significati”

Sergio Segio ha rimarcato come sia anche avvenuta una vera e propria “torsione del vocabolario dei significati”.

Termini come “alternativa” e come “conflitto” sembrano essere scomparsi dal dibattito pubblico (e politico).

Pochi, pochissimi – anche a livello di professionisti della politica (e pure nelle sinistre) – sembrano voler mettere in discussione il modello di sviluppo attuale nella sua interezza e globalità.

Si assiste ad una sorta di rassegnazione diffusa e strisciante: una rimozione mediale del disastro in atto, con pseudo-verità “a reti unificate”, che non mettono in discussione l’attuale stato delle cose.

In tutto questo, “la rivoluzione di internet” ha certamente esteso le chance di espressione del diritto di opinione e della libertà di espressione individuale, ma non sembra aver sostanzialmente scalfito gli assetti pre-esistenti: sono i “media mainstream” a continuare a dettare l’agenda della politica.

E questi media sono prevalentemente al servizio della conservazione dello “status quo”: vedi supra: industria bellicamultinazionali del capitalismo digitale e multinazionali storichelobby finanziarie internazionali, eccetera.

Il “Rapporto Diritti Globali” (presentato proprio in coincidenza con la “Giornata mondiale dei diritti umani”) cerca di superare l’“angolazione occidentale”, ed inquadra i “mali” del mondo in una prospettiva di lettura critica globale-planetaria. In effetti, in questa edizione del “Rapporto” non viene dedicata particolare attenzione all’Italia: l’approccio è infatti di analisi geo-politica internazionale.

Gianni Tognoni (Tribunale Permanente dei Popoli): si diffonde un “crimine del silenzio”, si alimenta una “impunità preventiva”

Attraversa sostanzialmente tutto il volume anche un concetto importante, qual è quello di “impunità”, sul quale si è soffermato in particolare Gianni Tognoni, Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli – Fondazione Basso: di fronte ad una serie di fenomeni di violenza e sfruttamento, pare non esservi più la chance di ricorrere a luoghi-organizzazioni che possano determinare una sorta di ripristino della legalità, intesa come rispetto di diritti sanciti dalle costituzioni nazionali e da carte internazionali (come la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”). Si diffonde una sorta di “crimine di silenzio” e si alimenta una specie di “impunità preventiva”…

Da segnalare, rispetto ai verosimili interessi prevalenti dei lettori di una testata come “Key4biz” (che ha focus su “l’economia digitale e la cultura del futuro”) il capitolo “Economia”, firmato da Roberto Ciccarelli, intitolato “Il capitalismo delle piattaforme digitali dopo il Covid-19”.

Conclusivamente, il 19° “Rapporto Diritti Globali” si pone come lettura indispensabile per tutti coloro che vogliono comprendere meglio l’intreccio perverso degli interessi del turbo-capitalismo che continua a governare il pianeta, cercando di azzittire e marginalizzare tutti i dissidenti e tutti coloro che propongono (e lottano per) una diversa concezione del mondo. Ma le tante “solitudini dei dissidenti” e “solitudini dei sovversivi” (parafrasando il titolo “La solitudine del sovversivo”, libro di Marco Bechis – il regista di “Garage Olimpo” – edito qualche mese fa per i tipi di Guanda) possono forse prima o poi sintonizzarsi ed unirsi, per provocare un qualche movimento ulteriore nella direzione di un cambiamento possibile. Si registrano in verità, in tutto il mondo, migliaia e migliaia di occasioni di lotta, di scontro, di conflitto, grandi e piccoli: esistono infatti molte sacche di resistenza alla deriva in atto, anche se manca ancora un movimento globale – un partito politico “transnazionale” (per utilizzare un’etichetta del pannelliano Partito Radicale) – che sappia portare ad unità e sintesile voci del dissenso.

Un altro mondo è possibile”, come recita il sottotitolo del Rapporto.

Clicca qui, per alcuni estratti dell’introduzione del curatore Sergio Segio al “19° Rapporto sui Diritti Globali – Stato dell’Impunità nel Mondo”, Futura Editrice, presentato presso la Sala “Santi” della Cgil – Confederazione Generale Italiana del Lavoro, Roma, 10 dicembre 2021

* Fonte: Angelo Zaccone Teodosi, key4biz



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