Migranti. Naufragio a Lampedusa con tre morti, tra cui un neonato

Migranti. Naufragio a Lampedusa con tre morti, tra cui un neonato

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Nel Mediterraneo anche nel 2023 continua la strage di bambini. Un secondo bebé rianimato per un soffio. Il sindaco Mannino: «Piantedosi venga qui a capire». Gli sbarchi aumentano anche con le Ong in porto o dove non ci sono

 

A Lampedusa la Befana non ha portato né dolci né carbone, ma il primo naufragio dell’anno. Ieri intorno a ora di pranzo, a una trentina di miglia nautiche dall’isola, sono annegate tre persone: una donna, un uomo adulto e un neonato di meno di un anno. L’ennesimo bimbo morto a pochi metri dal traguardo. Negli ultimi due mesi dello scorso anno sono stati undici, una strage senza soluzione di continuità.

UN SECONDO NEONATO molto piccolo è stato rianimato appena in tempo. 33 le persone messe in salvo durante l’intervento realizzato da pescherecci tunisini e motovedette italiane. I migranti erano partiti da Sfax, nel cui mare ieri si è verificata un’altra strage con cinque vittime.

GIOVEDÌ, invece, ancora a Lampedusa, in località Cala Uccello, il mare ha restituito il cadavere di un uomo. Al 5 gennaio sulle coste italiane erano arrivati 2.556 migranti, dieci volte quanto nello stesso periodo del 2021 e sette rispetto allo scorso anno. Di questi solo 85 sono stati sbarcati dalle Ong, dalla Geo Barents di Msf a Taranto. In tutti gli altri casi si tratta di arrivi autonomi o soccorsi di guardia costiera, guardia di finanza e Frontex.

«NOI SIAMO PRONTI a fare la nostra parte per ovvie ragioni umanitarie, ma serve un intervento d’urgenza del governo, serve una legge speciale», attacca il sindaco Filippo Mannino, eletto con la lista civica L’alternativa c’è. Il primo cittadino invita il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a passare 24 ore sull’isola e denuncia l’abbandono dell’amministrazione comunale nel lavoro quotidiano necessario a stare dietro al flusso di persone. Soprattutto, chiede fondi. Per poter smaltire i barconi abbandonati, per ingrandire il piccolo cimitero nella cui camera mortuaria non esiste una cella frigorifera, per gestire la spazzatura su cui ai 6.700 residenti si aggiungono le 1.300/1.400 presenze medie dell’hotspot. Presenze continuamente sopra la capienza massima, di circa 350 posti, che incidono in primis sulle pessime condizioni di vita all’interno. Per evitare il sovraffollamento l’amministrazione comunale ha una richiesta semplice: una nave dedicata che faccia la spola con le coste siciliane ogni qualvolta si supera il limite di presenze.

FINO A POCHI MESI fa Matteo Salvini nelle sue rituali visite sull’isola sparava a zero sull’ex titolare del Viminale Luciana Lamorgese indicando l’hotpost strapieno (agosto 2022) o le barche abbandonate (luglio 2020). Ora che è ministro nicchia. Lo ha fatto anche lo scorso 27 dicembre quando verso il suo governo è partito il «fuoco amico» del vicesindaco Attilio Lucia, leghista di Lampedusa. Lamentava la mancanza di fondi per l’isola nella finanziaria Meloni.

PER MIGLIORARE la gestione dei flussi basterebbe accettare che quello delle migrazioni è un fenomeno strutturale e agire di conseguenza. Non ha voluto farlo nessun governo di nessun colore. Tanto meno lo farà questo, che in campagna elettorale prometteva blocchi navali e stop agli sbarchi. Del resto l’esecutivo è troppo impegnato a dare la caccia alle Ong, cioè le uniche che, in assenza di una missione istituzionale di soccorso a sud dell’isola, possono rendere la situazione meno complicata. Non solo perché salvano potenziali naufraghi e limitano l’impegno di guardia costiera e di finanza, ma soprattutto perché poi li portano altrove. Di fatto saltando la porta d’Europa che invece è il luogo di primo approdo per tutti gli arrivi autonomi e per le barche soccorse dalle motovedette italiane. I nuovi ostacoli alle Ong faranno aumentare, oltre ai morti, anche la pressione sull’isola. Le partenze, come mostra l’ultima settimana di beltempo, non si fermano per decreto.

NEI PRIMI GIORNI dell’anno molti sbarchi si sono registrati anche sulle coste calabresi di Roccella Jonica. Tra il 31 dicembre e il 3 gennaio sono arrivate 600 persone. Altre 189 tra giovedì e venerdì. Iran, Afghanistan, Pakistan e Somalia i paesi di provenienza. Tra i profughi anche 28 donne e 36 bambini, alcuni molto piccoli. Lo scorso anno nel piccolo porto della Locride sono giunti quasi 8mila migranti. Segno della vitalità della rotta orientale che parte dalla Turchia. Un altro elemento che mostra le velleità delle politiche governative: in quel tratto di mare non ci sono Ong eppure gli attraversamenti continuano a crescere.

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



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