Armamenti. Il dottor Stranamore è tornato, ma non è un film

Armamenti. Il dottor Stranamore è tornato, ma non è un film

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L’Europa si scopre a vocazione atomica dietro l’obiettivo del «raddoppio»: spesa per la Difesa europea più spesa per l’Allenza atlantica. Dal welfare al warfare

 

Avete presente lo straordinario, distopico film di Stanley Kubrick “Il dottor Stranamore”? Ora, senza esagerare, ci siamo dentro, facciamo parte della scenografia di luci accese sulle capitali europee e sui punti di lancio dei missili, della sceneggiatura, ne siamo gli attori non protagonisti; temiamo solo la stessa conclusione tragicomica.

Parliamo della deriva militarista dell’intera Europa che ora si ammanta di una generale vocazione atomica, con l’inedita situazione – la Francia ha già la force de frappe e la Gran Bretagna ormai extra Unione è dotata di armamento nucleare – che vede la Germania con il ministro delle finanze Lindner e ora anche i militari della Polonia, interrogarsi sulla necessità concreta del deterrente nucleare.

È bastato che Donald Trump reiterando la sua posizione americano-isolazionista abbia lanciato in piena campagna per le
elezioni presidenziali negli Stati uniti la sua provocazione: «Dirò a Putin di attaccare i paesi europei che non spendono per
la loro difesa», che è stato uno scatenarsi di reazioni governative tutte pronte a dimostrare invece l’adeguatezza armata del Vecchio continente con annessa rincorsa a chi più armi ha più ne metta. Con l’obiettivo dichiarato del «raddoppio»: vale a dire spesa per la Difesa europea più spesa per l’Alleanza atlantica.

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Insomma dal welfare al warfare. Tenendo conto del fatto che in 9 anni, dal 2014, gli Stati europei più il Canada hanno aumentato di ben 600 miliardi il loro bilanci militari e che nel 2024 la maggior parte dei Paesi della Nato impegnerà per la difesa almeno il 2% (con paesi «virtuosi» come la Polonia che è già al 4% e la Germania del cancelliere Scholz che ha già impegnato 100 miliardi per la difesa). Senza dimenticare la decisione Ue di prelevare fondi addirittura dal Pnrr per rifornire di armi una guerra, quella ucraina.

Mirabile come al solito il segretario dell’Alleanza atlantica Stoltenberg che prima ha dato ragione a Trump, «le critiche riguardano i membri alleati che non spendono abbastanza», per poi dichiarare che nel suo insieme «mai la Nato ha speso tanto». Ed è vero, siamo infatti nell’agenda di Trump – sia che venga eletto che non – perché l’Unione europea ha già deciso ben 41 miliardi di aiuti militari all’Ucraina proprio temendo l’avvento alla presidenza dell’isolazionista tycoon. A rincarare la dose la notizia, sempre dagli Usa, che il presidente della commissione intelligence della Camera, il repubblicano Mike Turner ha chiesto al presidente Joe Biden di rendere pubblica «una grave minaccia alla sicurezza nazionale». Cnn e Reuters parlano di top secret e di non meglio precisate «armi spaziali russe».

Un escamotage, probabilmente, per risolvere il nodo delle necessarie votazioni bipartisan per l’invio di decine e decine di miliardi in nuovi armamenti anche all’Ucraina – Turner fa parte del fronte repubblicano favorevole; ma anche l’evidenza di un problema a quanto pare reale. Che in questa dinamica di precipitazione verso la guerra, rivela plausibilmente come la deterrenza nucleare di una potenza atomica come la Russia – che per altro smentisce – stia evolvendo a dotazioni di testate spaziali, oltre l’«ordinario» di quelle terrestri e navali. Insomma, dal ventilato scudo spaziale di Reagan alle ogive in orbita planetaria putiniane.

Va da sé che tutto diventa più realistico se si tiene conto del fatto che c’è un conflitto armato in Europa che vede contrapposto un paese che le atomiche ce le ha, la Russia, all’Ucraina che non ce le ha, e che nonostante lo stesso presidente Usa dica di no, vuole ancora entrare nella Nato, alleanza militare di fatto sempre più coinvolta in questa guerra direttamente con intelligence e forniture belliche; e che – questo lo dimenticano tutti – dipende militarmente dagli Stati uniti che già dispongono in Europa di almeno un centinaio di bombe atomiche sparse dall’Italia, al Belgio, alla Germania.

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Chi scrive è convinto del contrario: se la pace e il futuro sono minacciati, proprio in presenza di una guerra feroce di trincea ormai portata anche sul suolo russo, l’unica possibilità è riavvolgere il nastro dei dieci anni di conflitto – da Maidan 2014, Crimea, guerra civile per il Donbass – e dei due dall’aggressione di Putin del 24 febbraio 2022 – per trovare termini di trattativa e non più l’impossibile «vittoria», come dimostrano questi due anni di massacro, per Kiev e per Mosca. Altrimenti?

Altrimenti diventa inevitabile la prospettiva di un confronto atomico in Europa – impari di fronte alle migliaia di testate russe operative rispetto alle centinaia di Francia e Gran Bretagna, ma a quel punto, a Trattati internazionali stracciati – e siamo a buon punto – perché escludere le migliaia di testate statunitensi? O come ha proposto un ministro israeliano del governo Netanyahu, la soluzione atomica anche per i palestinesi di Gaza? Ma così fan tutti.

E la parola d’ordine sulla bocca dei leader europei sembra essere: «Prepara la guerra» – ma di che elezioni europee stiamo parlando, di quelle del Day After? Stranamore è tornato. E non è un film.

* Fonte/autore: Tommaso Di Francesco, il manifesto



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