Pellegrini esce dal carcere, ma senza la cannabis terapeutica

Chieti. Ancora in attesa dei farmaci, l’artista malato. La mobilitazione dei Radicali e l’intervento del ministro Orlando su un caso emblematico di proibizionismo

Eleonora Martini, il manifesto • 3/8/2016 • Carcere & Giustizia, Copertina, Droghe & Dipendenze • 801 Viste

Oltre cinquanta giorni trascorsi nel carcere di Chieti per un reato a cui è stato costretto da una Regione – l’Abruzzo – inadempiente alle sue stesse leggi. Ristretto in un cella in condizioni quasi disumane: malato gravemente, non curato, mal assistito legalmente per più di un mese. Finalmente ieri mattina è stato scarcerato, Fabrizio Pellegrini, forse anche per via dell’interessamento del ministro di Giustizia Andrea Orlando che ha annunciato un’ispezione. Sicuramente, grazie alla mobilitazione dei Radicali italiani che ha coinvolto in un digiuno a staffetta oltre 150 persone in pochissimi giorni. Anche se Pellegrini dovrà scontare la pena (poco più di due anni, derivante da due condanne definitive per coltivazione domestica di marijuana, a scopo terapeutico e personale) ai domiciliari, e anche se il Ssn non gli ha ancora fornito i farmaci di cui necessita.

È una storia emblematica di malagiustizia e di malasanità, quella dell’artista e pianista di 47 anni affetto da fibromialgia, una malattia degenerativa i cui dolorosissimi sintomi possono essere alleviati con farmaci cannabinoidi, nel suo caso gli unici possibili perché il corpo di Pellegrini mal sopporta gli oppiacei ed altri rimedi.

«È come tornare alla vita», ha detto ieri mentre lasciava il penitenziario chietino accompagnato da uno dei due legali, l’avvocato Vincenzo Di Nanna, segretario dell’associazione Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi, che lo difende assieme all’avv. Giuseppe Rossodivita da quando la dirigente Radicale Rita Bernardini ha sottoposto loro il caso. Dopo 21 giorni il magistrato di sorveglianza ha accolto la richiesta di differimento della pena per gravi motivi di salute «che abbiamo depositato il 12 luglio scorso – racconta l’avv. Di Nanna – quando Pellegrini era in carcere già da un mese, assistito da un legale d’ufficio che non aveva presentato domanda, malgrado le sue pessime condizioni di salute e l’evidentissima incompatibilità con il regime carcerario».

Già nel 2010 il musicista aveva richiesto alla Asl di Chieti di fornirgli gratuitamente i farmaci cannabinoidi, come prevede una legge regionale scritta dal consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, varata nel 2014 e ritenuta all’avanguardia in tutto il Paese. La struttura sanitaria si era detta disponibile ad importare dall’Olanda il Bedrocan, il medicinale che l’Italia si prepara a sostituire con una produzione propria di cannabis coltivata nello stabilimento militare di Firenze. Solo che, malgrado la condizione di indigenza, Pellegrini avrebbe dovuto – secondo la Asl di Chieti – pagare di tasca propria il costo di 500 euro circa a scatola del farmaco.

C’erano solo due soluzioni per l’artista abruzzese: rivolgersi ad un pusher o coltivare da sé la marijuana di cui ha bisogno. «Con il paradosso che nel primo caso non si incorre in sanzioni penali ma solo amministrative, nel secondo si finisce in galera, al pari di uno spacciatore», fa notare Rita Bernardini che ad ottobre sarà giudicata per aver offerto cannabis ai malati durante il congresso di Radicali italiani del 2014. Ieri sera da Radio Radicale è stato lanciato un appello per trovare una sistemazione più adatta ai domiciliari di Pellegrini, magari in una provincia dove l’accesso alla cannabis terapeutica non è così osteggiato.

D’altronde la vicenda dell’artista abruzzese malato di fibromialgia è tanto «significativa» quanto «irragionevole e irrazionale», come la definisce il senatore Pd Luigi Manconi. «Perché dimostra che il pregiudizio proibizionista contro la cannabis – sostiene il presidente della commissione Diritti umani di Palazzo Madama – è così profondo e diffuso da rendere inapplicabili perfino le norme sagge adottate. Perciò quando si dice che la legge sulla legalizzazione della cannabis non è la priorità, si dimentica che in quella legge, la cui discussione alla Camera è stata purtroppo rinviata, sono contenute norme che rendono finalmente disponibile i medicinali di cui molti malati necessitano».

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