Decreti sicurezza e immigrazione: punire i poveri, la scelta populista del Pd

Decreti sicurezza e immigrazione: punire i poveri, la scelta populista del Pd

Come possono i parlamentari del Partito democratico, del movimento dei democratici e progressisti, delle forze cattoliche non di destra che appoggiano il Governo non rendersi conto che stanno votando un manifesto populista? Come fanno a non rendersi conto che gli apprezzamenti dei deputati leghisti o del senatore Giovanardi ai decreti del Governo su sicurezza e immigrazione sono un abbraccio mortale?

Come fanno a non rendersi conto che gli apprezzamenti dei deputati leghisti o del senatore Giovanardi ai decreti del governo su sicurezza e immigrazione sono un abbraccio mortale?

Siamo vicini alle elezioni e purtroppo si vede. «Sicurezza, sicurezza, sicurezza»: addio al buon senso, addio alla ragionevolezza, addio al garantismo, addio alla solidarietà, addio finanche alla rule of law.

«Punire i poveri»: è questa la scelta del governo.

Nei giorni scorsi ho fatto un’esperienza di etnografia parlamentare. In qualità di presidente di Antigone e della più giovane Coalizione Italiana per le libertà civili sono stato audito alla Camera sul decreto legge in materia di sicurezza e al Senato sul decreto legge in materia di immigrazione. I due decreti letti insieme costituiscono un vero e proprio manifesto populista. Come in tutte le esercitazioni populiste in materia di sicurezza e immigrazione si urlano «verità» senza fornire le prove.

Si scrive che c’è urgenza a intervenire in materia di sicurezza urbana, si offrono ai sindaci gli stessi poteri che gli aveva offerto inutilmente nel 2008 il ministro Roberto Maroni, si prevedono e auspicano sanzioni contro accattoni, prostitute (solo se ostentano le loro scelte), tossicodipendenti, si eleva il decoro a norma, si interviene sulle misure di prevenzione e si riduce la libertà di movimento delle persone, nonostante tutte le agenzie ufficiali (governo compreso) dicano che i reati «di strada» siano in calo netto negli ultimi anni. Nonostante la Corte Costituzionale abbia già dichiarato illegittimi i poteri dei sindaci nell’ambito della sicurezza urbana, nonostante due settimane fa siamo stati condannati dalla Corte europea dei diritti umani proprio per la nostra legislazione sulle misure di prevenzione (caso De Tomaso).

Nel decreto immigrazione si afferma che c’è urgenza a intervenire in materia di immigrazione non perché vada approvato uno straordinario sforzo per salvare le persone che viaggeranno per mare durante la primavera e l’estate prossimi, ma per imprigionarle in numero massivo e per togliere garanzie ai richiedenti asilo senza ascoltare il parere di giudici e avvocati che all’unisono raccontano un’altra verità ovvero che negare la partecipazione all’udienza di un richiedente asilo e/o la possibilità di presentare appello vuol dire fare una scelta palesemente in violazione dei suoi diritti fondamentali.

Imbarazzo si percepiva nei volti di chi rappresentava il governo nel sentire le obiezioni dell’Anm, dell’Asgi, del Tavolo Asilo. Giudici, avvocati e docenti universitari in Commissione al Senato erano basiti per l’inconsapevolezza di chi ha scritto al ministero della Giustizia le norme procedurali in materia di asilo, norme per l’appunto anti-garantiste, vessatorie, etnicamente orientate.

Uguale imbarazzo spero provino i responsabili del ministero degli Interni quando alla prossima udienza papale dovranno vergognarsi per avere deciso che un povero non ha diritto a mendicare dove vuole e quando vuole. C’è chi però li ha presi subito sul serio. Virginia Raggi ha preannunciato misure contro chi rovista nei cassonetti romani. Ecco l’ennesimo esempio di populismo al potere: si annunciano misure sulla sicurezza sulla base di percezioni mai testate e al solo fine di rassicurare genericamente l’opinione pubblica. Ma chi rovista, ricicla e riusa non dovremmo premiarlo anziché punirlo?

I sindaci hanno bisogno di rifarsi una verginità; chiedono poteri sulla libertà delle persone visto che non riescono a far pulire le strade, a far funzionare gli asili e ad assicurare un trasporto pubblico dignitoso. I sindaci dell’Anci erano alla Camera tutti felici, tranne Luigi de Magistris, delle misure del governo.

Nel frattempo anche il mondo della cultura si sgretola ed editorialisti noti di giornali noti (Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera) si domandano (preoccupati) se i nuovi assunti di Starbucks saranno anche immigrati, oltre che italiani.

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