Cina. Xi Jinping, l’ultimo imperatore si prende i Brics e tutto il partito

Cina. Xi Jinping, l’ultimo imperatore si prende i Brics e tutto il partito

PECHINO. A omaggiarlo a Xiamen, in questo summit dei Brics apparecchiato di fronte a Taiwan, l’isola che si illude di non piegarsi al Dragone, arrivano Vladimir Putin e Narendra Modi: lo zar di tutte le Russia e il maharaja di tutte le Indie. Nella Grande Sala del Popolo, entro Natale, sfilerà Donald Trump: gliel’ha promesso di persona, malgrado la guerra commerciale. Tra i due show, il 18 ottobre, ecco il vero evento clou. Il Congresso numero 19 del Partito comunista lo rieleggerà segretario generale, permettendogli così di risprofondare per (almeno) altri cinque anni sulla poltrona che è ormai la più alta del mondo, grazie anche alle imbottiture conquistate: il cuscino di presidente della Repubblica popolare, quello di presidente della commissione militare, della commissione economia, riforme etc etc. Compagno Xi Jinping: da presidente di tutto a ultimo imperatore?

La laica alleanza dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) oggi è l’ombra del cartello degli emergenti che fu, e per Pechino gli scambi con i quattro partner valgono meno della metà di quelli con gli Usa. Ma che importa? A contare, per Xi, è l’ennesima vetrina per rivendere il concetto enunciato prima a Davos e ribadito alla Belt and Road Initiative, il forum sulla nuova via della seta che ha richiamato a Pechino più di trenta tra capi di Stato e di governo, attirati dai mille miliardi gentilmente offerti dalla casa: la Cina c’est moi, accomodatevi tra le braccia della nuova potenza globalizzatrice. Tra le braccia del nuovo Mao?
«Mao ha dato il potere al popolo, Deng ha indicato la strada dello sviluppo e Xi quella per superare la diseguaglianza sociale », dice a Repubblica Luo Hongbo dell’Accademia cinese di scienze sociali. Superare la diseguaglianza vuol dire cancellare la povertà entro tre anni: è la promessa che Xi Dada, Zio Xi, secondo l’affettuoso soprannome di regime, rilancerà al congresso. Mission possible? Intanto, per sopraggiunti limiti di età, cancellerà quel che resta dell’opposizione, si fa per dire, disegnandosi un Comitato permanente a sua immagine e somiglianza. L’ascesa accanto al “padre” Mao e al “figlio” Deng verrà quindi certificata nella costituzione del partito che eleverà la sua filosofia a dottrina – onore finora riconosciuto solo ai primi due. E poi lasciamo lavorare il culto della personalità.
«Il frenetico programma degli incontri all’estero spinge Xi a saltare spesso i pasti. La guardia del corpo passa all’interprete una scatola di biscotti e lo implora: fagli mangiare almeno qualcosa». «Dovunque vada, Xi è un turbinio di carisma». «Il libro sul governo della Cina è fonte di ispirazione in patria e all’estero, con 6.42 milioni di copie in 21 lingue». Il nuovissimo e imperdibile bestseller è “Sette anni da zhiqing”. L’espressione indica i giovani spediti a rieducarsi nelle campagne negli anni bui della Rivoluzione culturale, un inferno attraversato anche da Xi, figlio di un principe rosso in disgrazia – ma con che coraggio: «Non importa quanto il cibo fosse cattivo, Xi aveva sempre un buon appetito. Non importa quanto una persona fosse povera, Xi non l’avrebbe mai disprezzata ».
Un documentario tv in sei puntate racconta ora l’ultima fatica di Ercole-Xi: rivoluzionare la politica estera. «Nell’era di Mao», dice al Global Times l’esperto Jin Canrong «la lotta era per la sopravvivenza. Nell’era di Deng, la lotta era per lo sviluppo. Sotto la leadership di Xi, la lotta è per la dignità». Il triplice riferimento al concetto marxista di lotta non è un caso – come non è un caso l’ennesimo riferimento alla trinità dei capi. Sotto la leadership di Xi si riscrivono i libri di testo per renderli ancora più rossi. Sotto la leadership di Xi si raccomanda agli 80 milioni di comunisti con la tessera di sposarsi tra loro: crescete e moltiplicatevi. Ma che cosa vuol dire «lottare per la dignità»? Chiarisce al giornale del partito l’ambasciatore Hua Liming: «Finora la nostra missione era favorire un ambiente pacifico per dedicarci allo sviluppo. Ma adesso i tempi sono cambiati».
Appunto: i tempi cambiano. E Xi mette un eroe di guerra a capo dell’esercito, seppellisce quel che resta del dissenso con il Nobel Liu Xiaobo, rafforza la Grande Muraglia di Internet cancellando perfino le app per andare, non sia mai, su Facebook. E mentre incrocia lo sguardo di Modi, giunto alla corte di Xiamen solo dopo aver ritirato le truppe che al confine sfidavano quelle cinesi, guarda già al congresso. Il presidente di tutto, il nuovo Mao, l’ultimo imperatore, è ormai senza rivali: non gli resta che sbagliare da solo.

Fonte: ANGELO AQUARO, LA REPUBBLICA



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