Scandalo Oxfam, donatori e testimonial abbandonano la ONG

Scandalo Oxfam, donatori e testimonial abbandonano la ONG

La numero uno della regione asiatica rivela casi di molestie dalle Filippine al Nepal e il governo inglese annuncia un taglio ai fondi

«Tutto quello che posso dirvi su queste terribili rivelazioni che riguardano Oxfam è che sono devastata. Devastata per le donne che sono state usate da persone mandate lì per aiutarle, devastata per la risposta di un’organizzazione che io ho contribuito a far conoscere da quando avevo 9 anni». Con queste parole, affidate a un tweet, ieri l’attrice Minnie Driver (nella foto), star di Good will hunting (Genio ribelle), ha annunciato le sue dimissioni dal suo ruolo di ambasciatrice per l’ong travolta dagli scandali sessuali.

L’organizzazione non governativa britannica è da qualche giorno al centro della bufera per le rivelazioni sui festini a luci rosse e abusi sulle donne commessi dagli operatori inviati ad Haiti e nel Ciad. Nelle ultime ore, tra l’altro, il caso si è allargato anche a un’altra ong blasonatissima, la francese Médecins sans frontières, che ha ammesso di aver registrato 24 casi di abusi e di aver già provveduto a 19 licenziamenti tra i ranghi del suo personale.

Non è risultata esente rispetto agli scandali – terzo caso in pochi giorni – neanche Save The Children: l’organizzazione che si occupa di tutelare i bambini ha precisato di aver avviato indagini su 31 denunce di molestie che alcuni membri dello staff hanno mosso nei confronti di altri membri.

Oxfam in soli tre giorni, da sabato a lunedì, ha perso ben 1270 donatori. In fuga anche i testimonial, come Minnie Driver, e via i capi, come la vicedirettrice Penny Lawrence, che si è dimessa assumendosi «piena responsabilità» per i fatti accaduti. Nell’occhio del ciclone è finito anche il direttore esecutivo, Mark Goldring, che secondo alcune accuse sarebbe stato a conoscenza di alcuni episodi di molestie da parte degli operatori dell’organizzazione ma li avrebbe ignorati.

Lo scandalo si è allargato perfino in Asia: Lan Mercado, direttrice di un’area che copre 14 paesi, ha ammesso alla Bbc di essere a conoscenza di casi di molestie avvenute in Bangladesh, Nepal e Filippine nel periodo 2009-2013, anni precedenti al suo incarico: e comunque, ha precisato, «non paragonabili» a quelli emersi ad Haiti.

Sul Times, infine, sono comparse nuove accuse: Oxfam aveva assunto il suo (ormai ex) alto funzionario belga, Roland van Hauwermeiren, al centro delle rivelazioni sul giro di prostituzione ad Haiti, dopo che quest’ultimo era stato già allontanato da un’altra organizzazione no profit per un fatto simile. L’operatore umanitario era stato poi costretto a lasciare la ong britannica in seguito a un’indagine interna.

Come se non bastasse, negli ultimi giorni si è aggiunta una nuova grana giudiziaria, ma per questioni estranee ai festini a luci rosse: il presidente di Oxfam International Juan Alberto Fuentes è stato arrestato per corruzione in Guatemala, insieme all’ex presidente del paese centramericano, Álvaro Colom Caballeros.

Sullo scandalo è intervenuto il governo britannico: la ministra per la Cooperazione allo Sviluppo, Penny Mordaunt, ha spiegato che Oxfam rischia adesso un taglio ai fondi. In un discorso a Stoccolma, la ministra ha sottolineato che l’organizzazione per gli aiuti umanitari è finita sotto inchiesta «non solo per le azioni perpetrate» dal suo staff ma «anche per il modo in cui ha risposto»: un «campanello d’allarme» per il settore del volontariato.

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO



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