Varato il Decreto dignità, primo atto di governo smantellare il Jobs Act

Varata in tarda serata la riforma del lavoro: stretta su tempi determinati, licenziamenti, delocalizzazioni

Antonio Sciotto • 3/7/2018 • Lavoro, economia & finanza • 473 Viste

Decreto dignità. I contratti a tempo scendono da 3 a 2 anni, dal primo rinnovo reintrodotte le causali. Indennizzi per ingiusta causa aumentati da 24 a 36 mesi

Giornata intensa, ieri, per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio, che ha voluto accelerare sul «decreto dignità» e su alcuni tavoli aperti – dai riders alla vertenza Italiaonline – per far riprendere al Movimento 5 Stelle una centralità offuscata nelle ultime settimane dal collega vicepremier Matteo Salvini. Lotta al precariato, dunque, nel giorno in cui sono usciti i dati Istat sull’occupazione, esaltati dal Pd e dall’ex premier Matteo Renzi, che ha parlato di «1 milione di posti in più». Ma proprio al Jobs Act Di Maio ha voluto dare un primo assalto, giudicando i dati Istat come «record del precariato», lascito dell’era renziana, e cominciando dallo smantellamento del «decreto Poletti» sui contratti a tempo.

IL DECRETO È ENTRATO in tarda serata al consiglio dei ministri: l’intervento più decisivo riguarda i contratti a termine, con una modifica profonda di quello che era stato uno dei pilastri del Jobs Act, e cioè il decreto Poletti sui contratti a termine. La possibilità di non indicare una causale viene adesso limitata solo al primo contratto, per massimo 12 mesi. Dopo i 12 mesi, si può rinnovare soltanto per un massimo di 12 mesi (e non più per altri 24 mesi), ma con obbligo di indicare la causale. Le possibili proroghe ai contratti a termine diminuiscono da 5 a 4. Ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo crescente dello 0,5%.

Per i contratti più lunghi di 12 mesi, o dal primo rinnovo in poi, arrivano tre categorie di causali: esigenze temporanee e oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionali. Le nuove regole valgono anche per i contratti a tempo determinato in somministrazione, gli interinali, ma non vengono cancellati, come previsto dalle prime bozze, quelli in somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing). Salta invece il conteggio dei contratti interinali nei limiti del 20% previsto per contingentare i rapporti i a termine.

LA MISURA VIENE promossa dalla Cgil, come da Stefano Fassina di Leu. La segretaria confederale Cgil Tania Scacchetti invita però ad applicare «coerenza» nei passaggi successivi, evitando la ventilata (dalla Lega) reintroduzione dei voucher: «Non vorrei – afferma Scacchetti – che ci fosse un intervento positivo sui contratti a termine, ma anche la liberalizzazione del lavoro intermittente o il ritorno dei voucher».

Stretta anche sui licenziamenti, altro cardine del Jobs Act con il renziano contratto a tutele crescenti: viene aumentato del 50% l’indennizzo per i lavoratori ingiustamente licenziati: in caso di licenziamento senza giusta causa, dunque, il numero di mensilità massime dovute al lavoratore passa da 24 a 36. In questo caso è stata ripresa una proposta di legge a firma dell’ex presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che però con i governi a guida Pd non aveva avuto alcuna fortuna.

GIRO DI VITE SULLE delocalizzazioni: «L’impresa beneficiaria» dell’aiuto pubblico – dispone il decreto – «decade dal beneficio concesso ed è sottoposta, inoltre, a sanzioni pecuniarie di importo da due a quattro volte quello del beneficio fruito» nel caso in cui delocalizzi dentro o fuori dall’Unione europea. «L’arco temporale di mantenimento obbligatorio delle attività economiche che hanno beneficiato del sostegno pubblico è pari a cinque anni». Il beneficio, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali.

Viene abolito lo split payment – la ritenuta dell’Iva sulle fatture dei fornitori di servizi alla pubblica amministrazione – ma solo per i professionisti.

STOP ALLA PUBBLICITÀ dei giochi d’azzardo: a chi non rispetta il divieto arriverà una sanzione del 5% del valore della sponsorizzazione, «comunque di importo minimo di 50 mila euro». Gli incassi andranno al fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Salve dallo stop le lotterie a estrazione differita, come la Lotteria Italia, e i contratti in essere.

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO

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