Crepe tra il movimento No Tav e i 5 Stelle: «Non hanno fatto niente»

Val di Susa . La lettera, riservata ai comitati, del leader storico del movimento incrina il rapporto: «In che mani ci siamo messi!»

Mauro Ravarino * • 14/8/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 234 Viste

Crepe nella roccaforte M5s. Una mail – non pubblica e rivolta internamente ai comitati No Tav – scritta da Alberto Perino testimonia le frizioni tra pentastellati e oppositori storici alla Torino-Lione in Val di Susa. Qualcuno parla di «rottura». Lui, successivamente, precisa: «Non ho preso le distanze dai Cinque stelle. Mi sono limitato a constatare che avrebbero potuto fare molte cose per mettere in difficoltà il sistema Tav e non l’hanno fatto».

Nella lettera, scritta dopo la pubblicazione della delibera del Cipe in Gazzetta Ufficiale con la quale si dà il via libera all’ultima versione del progetto, Perino, internamente ai comitati, sottolineava: «Sì Tav e Telt fanno i fatti, vanno avanti e lanciano gli appalti. I Cinque stelle continuano a fare sterili proclami, invece di fare atti amministrativi. E pensare che di cartucce da sparare ne avrebbero tantissime per bloccare gli ingranaggi della grande opera. I nostri tecnici gliene hanno suggerite da mesi». Per concludere: «È proprio il non voler disturbare il manovratore (Telt&Lega di Salvini) che fa sì che queste cose non vengano fatte da chi è stato mandato a Roma per bloccare il Tav. In che mani ci siamo messi! Ancora una volta dobbiamo constatare che non ci sono governi amici». Una mail che secondo il leader No Tav doveva, però, restare privata ed è stata «distorta, spero in buona fede, dai media a loro interesse».

Ezio Locatelli, segretario torinese del Prc, sostiene sia «la fine di un idillio». «Una rottura che avrà ricadute non di poco conto, non solo in Valsusa, ma più in generale nel rapporto con le istanze di lotta e di movimento sparse a livello nazionale». Locatelli aggiunge: «L’opera per i governi di ieri e di oggi va avanti. L’unica differenza è che i Cinque stelle continuano a sparare ma lo fanno a salve. Questa volta le critiche non provengono solo da Rifondazione o dalle variegate anime del movimento No Tav. Il dato di novità è il frontale mosso da chi fino a ieri era un accanito sostenitore di Grillo».

Domenica, il ministro dei Trasporti Danilo Tonielli, aveva rilanciato l’importanza di una seria analisi costi-benefici. «Nei giorni scorsi, il Cipe ha dato il via libera a una serie di modifiche alla cosiddetta “delibera 30” sul Tav Torino-Lione. Il testo è di fine aprile ed è stato messo a punto dal governo precedente, nonostante la batosta elettorale appena presa che lo obbligava ad agire solo per gli affari correnti, cioè per quasi nulla. Invece, si è comportato come una sanguisuga sulla carne viva del popolo italiano. Ma state tranquilli, non è nulla che possa influire in modo decisivo sulla analisi costi-benefici che finalmente stiamo conducendo in maniera seria e obiettiva».

La questione Tav è sensibile nonché complicata per il M5s, in Val di Susa ancor più che a Roma. Il movimento, dopo l’ultima riuscita marcia, aveva sottolineato: «Non deleghiamo a nessuno la nostra lotta, che si tratti di governi o di politici di passaggio, poiché noi c’eravamo 25 anni fa, ci siamo oggi e ci saremo sempre. Per noi contano soli i fatti e oggi quello che vogliamo è lo stop immediato dei lavori».

* Fonte: Mauro Ravarino, IL MANIFESTO

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