In Turchia cariche e decine di arresti al raduno delle madri dei desaparecidos

Turchia. Lacrimogeni e proiettili di gomma contro l’iniziativa, giunta al 700° appuntamento. Quasi 800 i civili scomparsi tra il 1992 e il 1996, nelle mani di esercito e polizia

Dimitri Bettoni * • 26/8/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 407 Viste

ISTANBUL. La polizia turca ha brutalmente attaccato con gas lacrimogeni e proiettili di plastica i manifestanti dell’iniziativa Madri del Sabato, riuniti per la 700° volta ieri a Galatasaray, nel cuore storico di Istanbul.
L’iniziativa prende il nome dalla presenza di numerose madri di persone scomparse nei durissimi anni ’90, epoca di repressione in Turchia, in particolare nel sud-est curdo sottoposto a perenne stato di emergenza e teatro di operazioni militari su larga scala.

Gli attivisti si ritrovano ogni sabato in piazza Galatasaray e siedono a terra, reggendo in mano cartelli con le foto di tutti quei parenti e amici svaniti nel nulla mentre erano in custodia delle forze dell’ordine.

Chiedono alle autorità che venga fatta chiarezza e giustizia sulla sorte dei loro cari, talvolta semplicemente che sia restituito il corpo del loro caro. Ma ieri la polizia ha arrestato decine di manifestanti, anche di età veneranda, inclusi numerosi giornalisti.

Tra questi Faruk Eren, presidente del sindacato dei giornalisti Disk: manette alle mani, Eren ha dichiarato alla polizia di «cercare suo fratello», Hayrettin Eren, scomparso il 21 novembre 1980 dopo essere stato fermato dalla polizia. Presenti tra i manifestanti anche i deputati Hdp Garo Paylan, Huda Kaya e Ahmet Sik, che ha affrontato gli ufficiali di polizia e cercato di impedire gli arresti.

Le persone arrestate sono state prima trasferite in ospedale per gli esami di rito e poi interrogati dagli ufficiali di polizia, prima di essere rilasciati nelle tarde ore della giornata.

Il primo raduno delle Madri del Sabato fu tenuto il 27 maggio 1995. Proseguì ogni settimana fino al 1999, quando la violenza della polizia e gli arresti continui dei partecipanti imposero un’interruzione lunga dieci anni, fino al 31 gennaio 2009, anno in cui i sit-in poterono riprendere.

Centinaia di persone (792 secondo l’Associazione turca per i diritti umani Ihd) furono arrestate tra il 1992 e il 1996, fagocitate dalla macchina repressiva dello Stato, spesso senza lasciare più traccia. Ieri le autorità sono tornate ai metodi di 20 anni fa.

Il governatore di Istanbul aveva disposto il bando della manifestazione, adducendo i soliti motivi di sicurezza pubblica, ormai una costante dal 2015. Gli organizzatori non si erano lasciati intimidire e avevano risposto attraverso il proprio profilo Twitter: «Ci siamo seduti in questa piazza, in ogni contesto, per 699 volte. Ci siederemo anche questa settimana».

L’iniziativa aveva avuto particolare risonanza anche grazie alla campagna Twitter lanciata attraverso l’hashtag #BeniBulAnne (TrovamiMamma), con grande partecipazione nella rete e sui circuiti dell’informazione alternativa turca. Per l’occasione, il regista turco Alper Kizilboga aveva sbloccato sulla piattaforma Vimeo la visione del suo cortometraggio Cumartesi Dusu, dedicato alla storia di una delle Madri del Sabato.

Tra gli obiettivi dell’organizzazione non ci sono soltanto ricordare i propri cari e rivendicare giustizia in loro nome: l’obiettivo è diffondere nella società la consapevolezza delle conseguenze del militarismo e della violenza di Stato in Turchia.

Si chiede l’apertura al pubblico degli archivi di Stato, per far luce sulle centinaia di sparizioni attribuite alle forze militari e di polizia. Si fa pressione per favorire l’introduzione di cambiamenti alla legislazione penale turca in tema di omicidi e sequestri politici. Si chiede infine che il paese ratifichi la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata.

* Fonte: Dimitri Bettoni, IL MANIFESTO

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