Arrestata la boss di Huawei: Già terminata la tregua Cina-Usa

Cina/Usa. Meng Wanzhou, figlia del fondatore, fermata in Canada. Washington vuole estradarla. L’accusa è aver violato le sanzioni contro l’Iran. Ma la vera posta in palio è la sfida al

Simone Pieranni * • 7/12/2018 • Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 117 Viste

Mentre su Twitter Donald Trump elogiava Xi Jinping e il compromesso raggiunto in Argentina con la Cina per quanto riguarda i dazi, in Canada si procedeva alle operazioni di arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore della Huawei e massima responsabile finanziaria dell’azienda cinese. Oggi si deciderà sulla richiesta di estradizione degli Stati uniti.

LE ACCUSE DI WASHINGTON: Huawei avrebbe aggirato le sanzioni con l’Iran. Accusa tutta da dimostrare, accusa che assomiglia molto di più a una soluzione per incastrare Meng Wanzhou e complicare la vita alla Huawei, da tempo nel mirino degli Stati uniti (e di altri alleati Usa, come l’Australia) per sospetti soltanto, mai dimostrati da indagini partite tempo fa, nel 2016.

L’azienda cinese, si dice a Washington, agirebbe in realtà per conto di Pechino: attraverso le proprie infrastrutture di telecomunicazioni, Huawei potrebbe fornire preziose informazioni riguardo la sicurezza dei paesi ai quali fornisce i propri servizi, direttamente a Pechino. Teoria, questa, figlia della genesi dell’azienda cinese, ormai leader mondiale anche nella produzione di smartphone, e delle origini «militari» della Huawei. Ma oggi la società cinese è all’avanguardia soprattutto per quanto riguarda il futuro 5G, creando non pochi problemi ai competitors americani.

DA TEMPO GLI USA hanno messo al centro della propria attenzione la gigantesca corsa cinese a diventare leader mondiale per quanto riguarda tecnologia avanzata, intelligenza artificiale e 5G. Alle «paure» americane basterebbe ricordare la raccolta di dati e il loro utilizzo da parte tanto di aziende americane, pensiamo al caso Cambridge Analytica e Facebook o a quello direttamente collegato allo stato americano e rivelato da Snowden (scappato a Mosca, via Hong Kong) della National Security Agency.

Il tema delle telecomunicazioni e la possiblità di un loro utilizzo da parte degli stati è un argomento delicato e che si presta a molteplici letture e accuse. Rimane però il fatto: l’arresto della dirigente Huawei sembra complicare parecchie le cose tra Cina e Usa, così come tra Usa e resto del mondo, specie quello che non ha visto con soddisfazione il ritorno delle sanzioni all’Iran. Ultimi colpi di un impero in decadenza? Può essere, tenendo conto che – ad esempio – sul 5G i grattacapi per gli Usa non arrivano solo dalla Cina: proprio due giorni fa la Corea del Sud ha iniziato la sperimentazione della copertura 5G.

DA PECHINO – naturalmente – la reazione è stata nervosa, mentre tutte le borse mondiali hanno subito contraccolpi evidenti a seguito della notizia. La Cina ha chiesto al Canada di rilasciare Meng Wanzhou. Il ministero degli Esteri cinese ha esortato il Canada e gli Stati Uniti a «chiarire» il motivo per cui Meng è detenuta. «Abbiamo presentato richiesta a Canada e Stati uniti, per capire le ragioni della detenzione e rilasciare immediatamente la dirigente per proteggere i diritti legali della persona», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang. Dal Canada hanno fatto sapere che «Meng Wanzhou è stata arrestata a Vancouver il primo dicembre. È stata richiesta l’estradizione dagli Stati Uniti», e l’udienza per la cauzione è stata fissata per oggi, ha specificato il portavoce del dipartimento di giustizia Ian McLeod.

IL GOVERNO AMERICANO aveva già accusato sia Huawei – il secondo più grande fornitore di smartphone al mondo – sia la società di telecomunicazioni cinese Zte di «attuare spionaggio tecnologico negli Stati uniti», tanto che il Pentagono aveva vietato la vendita di prodotti di entrambe le compagnie nelle basi militari statunitensi.

* Fonte: Simone Pieranni, IL MANIFESTO

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