Proteste in Albania, l’opposizione abbandona il parlamento

Evolve rapidamente la crisi politica albanese. Ieri i 43 deputati del Partito Democratico, il centro destra all’opposizione, hanno annunciato le dimissioni dall’incarico parlamentare. Dopo poche ore e in seguito a un dibattito interno, anche l’altro partito di opposizione, Lsi, ha aderito alla ritirata dai lavori della legislatura. In tutto sono così 62 su 140 i [&hellip

Shendi Veli * • 19/2/2019 • Internazionale • 251 Viste

Evolve rapidamente la crisi politica albanese. Ieri i 43 deputati del Partito Democratico, il centro destra all’opposizione, hanno annunciato le dimissioni dall’incarico parlamentare. Dopo poche ore e in seguito a un dibattito interno, anche l’altro partito di opposizione, Lsi, ha aderito alla ritirata dai lavori della legislatura. In tutto sono così 62 su 140 i parlamentari che si sono dimessi. «Ho forzato questa decisione, ma le dimissioni sono la nostra unica possibilità di battere Rama» ha annunciato la segretaria Monika Kryemadhi. L’Lsi, il cui acronimo si traduce Movimento Socialista per l’Integrazione, sulla carta costituisce la sinistra di Rama, ma non ha esitato in passato a stringere o revocare alleanze con entrambi i partiti principali a seconda degli equilibri politici. Le due maggiori forze di opposizione, quindi, appaiono per ora unite in questo Aventino il cui scopo è lo stesso che ha animato la protesta di sabato scorso sfociata in scontri e danneggiamenti. Si pretendono le dimissioni del premier Edi Rama, accusato di corruzione e affiliazioni criminali. L’accusa è molto pesante ma non rappresenta certo una novità nella politica albanese. Tra i membri di spicco dell’opposizione, infatti, diversi portano nelle loro biografie scandali e sospetti di corruzione, anche se quasi nessuno ha subito conseguenze giudiziarie.

Rama dal suo canto, appare saldo sulla poltrona e dalle pagine del Corriere replica: «C’è semmai una crisi profonda dell’opposizione, che non è in grado di sfidare il governo politicamente». Parole amare anche dal delegato Ue Knut Fleckensteni: «L’opposizione dovrebbe imparare a fornire alternative politiche dentro e fuori il parlamento, questa situazione non favorisce i negoziati di ingresso nell’Ue», ha detto.

I partiti di minoranza tuttavia sembrano determinati a mettere Rama spalle al muro. Si chiede un governo transitorio guidato da un socialista nominato con l’approvazione del Pd e che conduca il paese a nuove elezioni. C’è attesa per la nuova manifestazione di giovedì prossimo a Tirana. Le dichiarazioni fanno presagire nuove disordini. «Rama verrà portato fuori dal palazzo di peso» ha detto il portavoce del Pd, Lulzim Basha. Mentre per Luan Rama dell’Lsi, «nulla potrà più salvare il primo ministro del crimine». Rama per ora si richiama alle regole della democrazia e attribuisce la crisi alla debolezza dei suoi stessi oppositori. Tuttavia pesa su di lui il silenzio di quella parte del paese che lo ha votato e che oggi, delusa dagli sviluppi del suo mandato, resta a guardare.

* Fonte: Shendi Veli, IL MANIFESTO

 

photo: tomislav medak [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

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