Per la procura, anche sulla Sea Watch vi è stato sequestro dei migranti

In 47 furono tenuti a bordo della nave per 12 giorni prima dell’autorizzazione dello sbarco a Catania, il 31 gennaio

Adriana Pollice * • 28/3/2019 • Immigrati & Rifugiati • 318 Viste

Si tratterebbe di un caso di sequestro di persona quello dei 47 migranti, 15 i minori, tenuti a bordo della nave dell’Ong Sea Watch per 12 giorni prima di ottenere l’autorizzazione allo sbarco a Catania, il 31 gennaio scorso. Un nuovo caso Diciotti, quindi, o almeno così ipotizza la procura di Roma che martedì ha inviato il fascicolo, per ora contro ignoti, a Siracusa (dove la nave è rimasta bloccata in rada per sei giorni) ma che a sua volta lo girerà a Catania, dove si trova il tribunale dei ministri a cui spetterà valutare gli atti. Le procure di Siracusa e Catania non formularono nessuna accusa per la Sea Watch.

Il pm capitolino, Sergio Colaiocco, ha invece aperto un procedimento a seguito di un esposto dell’associazione Borderline in cui si chiedeva di indagare per omissione in atti d’ufficio. La procura, che ha affidato alla Guardia costiera i primi accertamenti, ha ritenuto che nei confronti dei naufraghi ci sia stata una limitazione della libertà personale al pari di quanto accaduto per i migranti che erano a bordo della Diciotti. In quel caso, però, il processo a carico del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è stata bloccato dal senato, che ha negato l’autorizzazione a procedere. A Catania sono già stati depositati altri esposti che ipotizzano il coinvolgimento di appartenenti al governo nel mancato sbarco della Sea Watch, ma finora la procura retta da Carmelo Zuccaro non avrebbe depositato richieste al tribunale dei Ministri.

L’Ong tedesca aveva salvato i migranti al largo della Libia il 19 gennaio, la nave era poi rimasta in balia del maltempo per sei giorni a causa della politica dei porti chiusi di Italia e Malta. Quando le condizioni del tempo sono diventate proibitive, la Capitaneria di porto di Siracusa ha concesso un posto in rada. Dove i migranti, sfibrati dal mal di mare, gelati dal vento forte e dalla piogge, sono rimasti bloccati per altri sei giorni. Il 31 l’autorizzazione allo sbarco ma a Catania. Il ministro dell’Interno ieri ha commentato: «È in arrivo un altro processo nei confronti del cattivone Salvini? Non cambio idea, in Italia si arriva col permesso. Possono denunciare e denunciare, i porti italiani restano sigillati».

Ad Agrigento, invece, la procura ha disposto il dissequestro della nave Mare Jonio della piattaforma italiana Mediterranea per «cessate esigenze probatorie». L’imbarcazione era stata sequestrata perché, dopo aver salvato il 18 marzo 49 migranti a 46 miglia dalla costa libica, aveva fatto rotta su Lampedusa per scansare una tempesta. Il governo inviò la Guardia di finanza per bloccare l’accesso della nave nelle acque territoriali ma il comandate si rifiutò: viste le condizioni del mare, fermare i motori avrebbe messo in pericolo naufraghi ed equipaggio.
Nel registro degli indagati, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto dell’ordine di arrestare l’imbarcazione, sono stati iscritti lo stesso comandante, Pietro Marrone, e il capo missione Luca Casarini. «Felici di annunciare che Mare Jonio è libera – hanno commentato da Mediterranea via Twitter -. Andiamo avanti. A testa alta».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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