Fortezza Europa. Essex, 39 migranti morti nel TIR

Trentanove corpi senza vita sono stati trovati all’interno di un autoarticolato nell’Essex. Si tratta di trentotto adulti e un minore, chiusi nel tir frigorifero. Ci vorrà tempo per l’identificazione

Leonardo Clausi * • 24/10/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 144 Viste

LONDRA. Una nuova, orrenda tragedia della migrazione in Gran Bretagna diventa una delle maggiori indagini per omicidio della storia del paese. Trentanove corpi senza vita sono stati trovati alle prime ore di ieri all’interno di un autoarticolato con targa bulgara a Thurrock, nell’Essex, costa sudorientale dell’Inghilterra, in una zona industriale sul Tamigi al confine con il Kent. Trentotto adulti e un minorenne. La zona è stata immediatamente circondata dalla polizia e dalle troupe televisive, mentre il Tir veniva trasportato altrove dalla polizia per il recupero dei poveri corpi e l’inizio dei rilevamenti. La polizia ha confermato che ci vorrà molto tempo per identificare le salme. L’autista del camion, un venticinquenne nordirlandese, è stato arrestato. Il mezzo è un camion frigorifero, fatto per conservare il carico al di sotto dei venticinque gradi sotto zero. Il trattore stradale, il veicolo che traina il rimorchio, è intestato a una ditta irlandese. Un portavoce del ministero degli Esteri bulgaro ha detto delle vittime che, secondo la polizia bulgara, non si tratta di connazionali.

AL MOMENTO si cerca di ricostruire il percorso del mezzo. Inizialmente si pensava fosse approdato in Galles, sulla costa britannica nordoccidentale, da Dublino, dove sarebbe a sua volta arrivato attraverso il porto di Cherbourg, in Francia, a quello irlandese di Rosslare. In seguito la polizia ha ritenuto che provenisse dal porto commerciale di Zeebrugge in Belgio e sia arrivato a Purfleet nell’Essex, non lontano da dove è stata fatta l’agghiacciante scoperta.

Un itinerario certamente inusuale per un veicolo che arriva dalla Bulgaria. Ma con Dover e Calais da tempo tramutati in universi decentrazionari – cemento, telecamere, fili spinati, unità cinofile – ecco spiegata la deviazione anche se, mentre scriviamo, non è ancora stato confermato che l’autotreno provenisse proprio dalla Bulgaria. In ogni caso, questi porti sono piccoli e quasi esclusivamente a uso commerciale e non hanno certo le sofisticate misure di sicurezza di quelli principali. A Dover e Calais, dopo un’insanguinata scia d’incidenti e rallentamenti, si arriva a scansionare i mezzi in transito con aggeggi capaci di rilevare il battito cardiaco.

È un altro dramma della migrazione e dell’auto-segregazione nella quale si sta chiudendo l’Europa. La Gran Bretagna è spesso vista dai migranti che fuggono da guerra e fame come la più ambita tra le mete europee e non è nuova a simili tragedie: già nel 2000, il diciotto giugno, sempre dentro un camion a Dover, furono trovati cinquantotto corpi senza vita tra uomini e donne di etnia cinese. Morti per asfissia, soltanto due ragazzi riuscirono a sopravvivere. Le vittime avevano pagato migliaia di sterline a un’organizzazione criminale per «passare»; l’autista del camion, un cittadino olandese, sta scontando quattordici anni di carcere. L’inchiesta accertò che le vittime chiedevano disperatamente aiuto sbattendo alle pareti del rimorchio mentre rimanevano senz’aria.

AMNESTY INTERNATIONAL, in un comunicato, ha condannato le politiche sull’immigrazione della Gran Bretagna. «Questo è un incidente scioccante e orrendo» ha detto un esponente dell’organizzazione. «Le persone che sono costrette a cercare passaggi pericolosi e talvolta fatali per raggiungere il Regno Unito lo fanno spesso perché le attuali prassi e le politiche sull’immigrazione negano loro delle opzioni legali sicure».

Si prevede adesso il solito sbraitare delle destre sui soliti «controlli insufficienti», che invece sono le cause dirette di queste scelte disperate, cui reagiscono stigmatizzando i criminali che le organizzano, come se l’unico, vero problema fossero loro. Jeremy Corbyn, reagendo ieri in aula alla notizia, ha invitato alla riflessione i deputati: «Pensate per un attimo a cosa deve aver significato per queste trentanove persone, ovviamente in una situazione disperata, veder finire la propria vita soffocati a morte in un container».

* Fonte: Leonardo Clausi, il manifesto

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