Migranti. Almeno sette le vittime in un naufragio al largo del Marocco

Migranti. Almeno sette le vittime in un naufragio al largo del Marocco

Almeno sette migranti morti e venti dispersi: erano su un barcone che si è ribaltato ieri al largo del Marocco, lungo la rotta del Mediterraneo Occidentale verso la Spagna. A dare l’allarme via social intorno alle 14 è stata l’ong Alarm phone. Meno di un’ora dopo è arrivata la conferma del naufragio dalle autorità di Rabat, che sono riuscite a mettere in salvo 63 persone. Il gruppo di circa 90 migranti, incluse donne e bambini, era partito da Nador, nel nord est del Marocco, a pochi chilometri dall’enclave spagnola di Melilla, su una barca di ridotte dimensioni col fondo piatto: «Ci hanno contattato in tarda mattinata – hanno spiegato ieri i volontari di Alarm phone -, erano terrorizzati, dicevano che l’imbarcazione si stava ribaltando. Dopo la chiamata abbiamo perso il contatto, abbiamo avvisato le autorità di Marocco e Spagna. Speriamo che altri sopravvissuti vengano trovati».

Dal primo gennaio al 6 novembre di quest’anno la rotta del Mediterraneo Occidentale è costata la vita a 324 persone, nonostante il calo delle partenze. Nador era una zona di transito per chi cercava di entrare in Europa via terra attraverso Melilla. Dal 2015, però, il confine è stato rinforzato con la quarta barriera di filo spinato, telecamere e sensori notturni, gabbiotti di guardia marocchini e torrette di avvistamento spagnole così sono cominciati i viaggi via mare e, con questi, sono arrivati anche i trafficanti. I tentativi di penetrare in Europa, da spontanei, sono diventati un affare per alcuni e un debito per i migranti, 5mila euro il prezzo medio richiesto per la traversata via mare. Una traversata che può costare la vita, come sanno i medici dell’ospedale di Nador dove, l’anno scorso, sono arrivati 244 cadaveri di naufraghi.

Nel Mediterraneo centrale, tra l’Italia e la Libia, stanno riprendendo l’attività di soccorso tre ong. Da Marsiglia è in arrivo l’Ocean Viking, la nave gestita dai francesi di Sos Méditerranée e Medici senza frontiere. Da Napoli sono partiti i catalani di Open Arms e a breve salperanno da Palermo i tedeschi di Sea Eye a bordo dell’Alan Kurdi. Sono invece ancora bloccate in porto in Sicilia, sotto sequestro amministrativo, la neve dell’ong tedesca Sea Watch, le due imbarcazioni di Mediterranea (Mare Jonio e Alex) e la Eleonore della tefesca Lifeline. Il governo giallo rosso ha confermato quindi la linea dell’esecutivo precedente, a trazione leghista.

Lungo la rotta orientale a dare l’allarme è stato il governo greco, che ieri ha dichiarato di aver «raggiunto il limite» nell’accoglienza dei rifugiati e, quindi, di non essere più in grado di far fronte da solo al flusso di migranti chiedendo all’Ue una «condivisione di responsabilità e maggiore solidarietà». Sono oltre 40mila i richiedenti asilo (almeno 5mila minori non accompagnati) ammassati nei campi delle isole di Samos, Lesbo, Chios, Kos e Leros. A questi se ne aggiungono altri 50mila in altri siti della Grecia. Lo scorso settembre gli arrivi sono stati 10.551, il record mensile mai registrato.

* Fonte: Adriana Pollice, il manifesto



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