Coronavirus. Calano i casi in Cina, raddoppiano in Sud Corea, 5 vittime in Iran

Il Fondo monetario taglia la stima della crescita cinese, prevista per il 2020 al 5,4%

il manifesto • 23/2/2020 • Internazionale, Salute & Politiche sanitarie • 173 Viste

Benché l’attenzione italiana si stia spostando sempre di più, per ovvie ragioni, all’interno dei nostri confini, nel resto del mondo e in particolare a Oriente, si registrano fenomeni di aumento dei contagi e di vittime, a fronte di un complessivo rallentamento dei casi.

In Cina, infatti, la commissione nazionale per la sanità ha dichiarato 397 nuove infezioni – un calo del 55% rispetto agli 889 segnalati venerdì – portando il totale riportato nel paese da quando lo scoppio è iniziato a dicembre a 76.288. Un totale di 2.345 le vittime, dio 109 solo venerdì.
Ma la commissione ha anche affermato di aver registrato una tendenza al ribasso a Wuhan e in altre città dell’Hubei, sottolineando i «progressi positivi». E se la Cina tenta di tornre a una quasi normalità nel resto del paese dove i contagi ci sono ma sembrano non aumentare in modo drammatico, l’attenzione si sposta in altri paesi che sembrano invece fronteggiare emergenze non calcolate.

Il caso più dirompente ad oggi è quello della Corea del sud, dove in un solo giorno sono raddoppiati i contagiati. Come riportato dai media coreani, ieri sono stati confermati 229 nuovi casi portando il totale a 433. In un discorso televisivo, il primo ministro Chung Sye-kyun ha descritto la situazione come «grave». Molti dei nuovi casi – ricorda la Bbc – sono collegati a un ospedale e a un gruppo religioso vicino alla città sud-orientale di Daegu. Al momento sono solo due i pazienti deceduti ma ci sono timori che il numero possa aumentare. La Corea del sud ad ora ha riportato il maggior numero di infezioni confermate dopo la Cina – 76.288 casi tra cui 2.345 morti – e lo scoppio dell’epidemia nella nave da crociera Diamond Princess al largo delle coste del Giappone che ha visto oltre 600 casi.

Situazione particolare anche in Corea del nord. Come riporta Agenzia Nova, «l’isolamento auto-imposto in risposta alla propagazione del nuovo ceppo di coronavirus in Cina è l’unica misura in grado di proteggere il paese, dato lo stato disastroso del suo sistema sanitario.

È quanto affermano esperti citati dalla stampa sudcoreana, che ricorda come Pyongyang abbia sigillato il confine con la Cina per arginare l’ingresso del virus, nonostante Pechino rappresenti la fonte primaria di commercio e aiuti del Nord. Pyongang ha sospeso i voli e i servizi ferroviari con la Cina, bloccato gli ingressi di turisti e imposto una quarantena di 30 giorni a tutti gli stranieri».

Anche in Iran aumentano le persone contagiate, per lo più nella città di Qom e ora le vittime sono cinque.

In Giappone, intanto, il ministero della salute ha annunciato che verranno sottoposti nuovamente a test di controllo 23 passeggeri sbarcati nel porto di Yokohama dalla nave da crociera Diamond Princess, ferma alle coste del Giappone a causa di un focolaio di coronavirus. Ai passeggeri, riferisce l’emittente «Nhk», sarebbe stato consentito lasciare la nave senza essere stati sottoposti a test al termine del periodo di quarantena. Tra le conseguenze dell’epidemia di coronavirus ci sono naturalmente da aggiornare quelle relative alla salute economica mondiale.

Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi) ha annunciato una revisione delle stime di crescita. «In questo scenario, la crescita del 2020 per la Cina sarebbe del 5,6 per cento. Si tratta di 0,4 punti percentuali in meno rispetto all’aggiornamento di gennaio. La crescita globale sarebbe inferiore di circa 0,1 punti percentuali», ha dichiarato Georgieva da Riad in Arabia Saudita dove si trova per il simposio dei ministri delle Finanze del G20 e dei governatori delle banche centrali.

* Fonte: il manifesto

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