Diritti Globali: ‘Greta ci avverte che la casa brucia’

“C’è olocausto ambientale, piazze del mondo reclamano futuro”

ANSA • 4/2/2020 • Contenuti in copertina, Rapporto 2019 • 102 Viste

ROMA, 04 FEB – “Olocausto ambientale”: questa la definizione usata per descrivere un pianeta che letteralmente “va a fuoco” nel 17/o Rapporto sui Diritti Globali, curato da Associazione Società INformazione Onlus di Sergio Segio e promosso dalla Cgil. “La casa brucia” senza adeguate resistenze, come denunciano nuovi e agguerriti movimenti come Extinction Rebellion e Friday for Future, assieme a una crescente minoranza di giovani, “finalmente determinata a costruire e difendere il proprio futuro e, assieme al proprio, quello di tutti”, scrive Segio nel volume, che per la prima volta ha un titolo esortativo: ‘Cambiare si deve’ La questione climatica e ambientale traversa tutti i capitoli, evidenziando i nessi profondi che esistono tra economia, lavoro, politiche sociali, politiche globali, guerre, migrazioni e ambiente. “I governi mondiali – nota Segio – si dividono tra chi reagisce alla catastrofe incipiente con parole vuote e inconseguenti, chiede ancora tempo e insiste negli errori e chi addirittura la nega e si rifiuta di tirare il freno di emergenza, con perseveranza più che diabolica criminale”.
Il rapporto, numeri alla mano, evidenzia i migliaia di incendi che negli scorsi mesi hanno distrutto grandi estensioni di foresta amazzonica: a luglio vi è stata una perdita di 2.250 chilometri quadrati di foresta pluviale dati dell’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais brasiliano). Nello stesso periodo centinaia di incendi hanno colpito la Siberia, provocando, stima Greenpeace Russia, 166 milioni di tonnellate di anidride carbonica, come le emissioni annuali di 36 milioni di auto. E secondo l’ultimo Rapporto della World Meteorological Organization quello attuale è stato il lustro più caldo dall’inizio delle misurazioni: la temperatura media globale è cresciuta dell’1,1% rispetto al periodo preindustriale, quindi in circa due secoli, e dello 0,2% dal periodo 2011-2015 a oggi.
“Ora, quattro anni dopo l’Accordo di Parigi e con ulteriori passi compiuti verso il precipizio, è un’adolescente, Greta Thunberg, a dover ricordare al mondo la gravità della situazione e le sue, imperdonabili, responsabilità”, conclude Segio

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