Iran. Dopo l’omicidio Fakhrizadeh, i falchi tentano di sottrarre il dossier nucleare ai moderati

Iran/Usa/Israele. L’omicidio dello scienziato e quello del generale pasdaran in Iraq mettono in crisi Rohani

Farian Sabahi * • 2/12/2020 • Internazionale • 199 Viste

«Sii paziente, perché la pazienza è compagna della saggezza», recita un proverbio persiano. In attesa che Trump traslochi dalla Casa Bianca, a Teheran non si prendono iniziative di cui ci si potrebbe pentire.

La leadership iraniana non accetta provocazioni anche se, a poche ore dalla cerimonia funebre di lunedì con cui è stato conferito lo status di martire allo scienziato Mohsen Fakhrizadeh, il network Al-Arabiya dava la notizia di un altro omicidio: il comandante dei pasdaran Muslim Shahdan sarebbe stato ucciso domenica notte da un drone in un attacco in Iraq, al confine con la Siria.

L’EMITTENTE DI DUBAI cita fonti irachene, secondo cui il drone avrebbe preso di mira l’auto su cui viaggiava il comandante, in una dinamica simile a quella dell’omicidio del generale Soleimani il 3 gennaio nell’aeroporto di Baghdad. La notizia della morte di Shahdan non appare però sui media della Repubblica islamica: «La notizia è stata data da AlArabiya, quindi va presa con cautela», suggerisce un giornalista di Teheran. L’Iran non ha alcuna «informazione credibile», dichiara il portavoce del ministero degli Esteri Saeed Khatibzadeh, aggiungendo che qualsiasi commento arriverebbe dallo Stato maggiore delle forze armate.

Evidentemente, la leadership di Teheran non può ammettere questo ulteriore omicidio perché all’opinione pubblica iraniana arriverebbe un messaggio troppo chiaro: siamo vulnerabili, l’oligarchia al potere non è in grado di difenderci. E questo, ayatollah e pasdaran non possono permetterselo.

TORNANDO ALL’ASSASSINIO dello scienziato, il portavoce del ministero riferisce che messaggi di condanna e solidarietà sono giunti da molti Paesi, tra cui tutti gli stati arabi del Golfo Persico, tranne uno, che «deve riconsiderare le sue politiche».

L’Iran, ha ribadito il portavoce, «darà una risposta devastante ai responsabili e agli assassini del martire Fakhrizadeh». Intanto, il giornalista Kian Sharifi della Bbc twitta: «L’agenzia stampa ufficiale IRNA ha diffuso immagini dello scienziato nucleare Fakhrizadeh mentre riceve una medaglia da Rohani per il suo ruolo nell’accordo nucleare del 2015». In altri termini, lo scienziato ucciso, un tempo attivo nel programma atomico a scopi militari era stato in prima linea anche nell’intenso impegno diplomatico che aveva portato alla firma del JCPOA.

Nonostante il duplice assassinio, i vertici di Teheran non sembrano aver interesse a far esplodere la situazione prima che finisca il mandato di Trump. Nel frattempo, i falchi pianificano di sottrarre il dossier nucleare a Zarif per consegnarlo al generale Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.

Di pari passo, la maggioranza conservatrice del parlamento approva le linee guida di una legge per vietare le ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) nei siti nucleare.

UN PROGETTO «senza fondamento, non necessario né utile», dichiara il portavoce del ministero degli Esteri. L’iniziativa legislativa chiede inoltre che l’Organizzazione per l’energia atomica iraniana si impegni a produrre e immagazzinare 120 kg di uranio arricchito al 20 percento all’anno, una soglia molto superiore a quella attuale, che rappresenterebbe un significativo avvicinamento all’arricchimento necessario alla produzione di un’arma atomica.

Ora, si tratta di vedere se il Consiglio dei guardiani, composto da conservatori, approverà la proposta mettendo ancor più nei guai i moderati: l’accesso ai siti nucleari da parte degli ispettori dell’AIEA è infatti conditio sine qua non per tornare al tavolo dei negoziati con gli US e l’UE. L’impressione è che la proposta di legge sia una provocazione verso i firmatari dell’accordo nucleare, una sorta di palla lanciata nel campo avversario per prendere tempo, vedere come reagisce.
E, infatti, la proposta di legge prevede una clausola per bloccare l’entrata in vigore della norma, se i Paesi aderenti all’accordo nucleare del 2015 normalizzeranno le relazioni bancarie con l’Iran ed entro un mese elimineranno gli ostacoli alle esportazioni di petrolio.
CON BIDEN OPERATIVO dal 20 gennaio, resterà però ben poco tempo prima delle elezioni presidenziali iraniane previste per venerdì 18 giugno 2021 e prima dell’insediamento del successore del moderato Rohani all’inizio di agosto. Non è però detta l’ultima parola: Zarif è in prima linea e – salvo imprevisti – il 14 dicembre sarà al fianco di Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, per inaugurare il Business Forum Europe-Iran organizzato on-line da Ambrosetti. In questo grande gioco, ci si augura che l’Ue non si atteggi – ancora una volta – a semplice spettatore perché in ballo ci sono tanti, troppi interessi, e non solo di imprese europee che sperano di tornare a fare business con Teheran

* Fonte: Farian Sabahi, il manifesto

 

ph by Tasnim News Agency, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons

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