Armi italiane sullo Yemen: si decide sul rinvio a giudizio

Armi italiane sullo Yemen: si decide sul rinvio a giudizio

La società italo tedesca che produce testate e munizioni è già a processo a Cagliari per aver ampliato la fabbrica a Domusnovas e Iglesias

 

Il 20 dicembre di quest’anno e il 3 marzo del 2023 sono due date importanti che riguardano il dossier Rwm Italia S.p.A., la società italo tedesca che produce testate e munizioni di medio e grosso calibro accusata di aver fornito armamenti agli aggressori sauditi dello Yemen. Il 20 dicembre il tribunale di Roma terrà un’udienza per capire se verrà accolta la richiesta della pubblica accusa che, per la seconda volta, vuole archiviare il caso. Lunedì scorso invece il Giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Cagliari ha già deciso per il rinvio a giudizio dei vertici di Rwm e dei funzionari dei comuni di Domusnovas ed Iglesias: la contestazione di reati penali è relativa all’ampliamento della fabbrica in quei siti.

LA NOTIZIA della decisione del Giudice per le indagini preliminari di Roma è stata data ieri in una conferenza stampa dove erano presenti i responsabili dell’European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr), e la Rete Italiana Pace e Disarmo che – con la yemenita Mwatana for Human Rights – avevano presentato nell’aprile 2018 (la guerra yemenita era in corso da 4 anni) una denuncia penale contro i dirigenti di Rwm Italia e alti funzionari dell’Autorità nazionale italiana per l’esportazione di armamenti (Uama).

Laura Duarte di Ecchr e Francesco Vignarca della Rete, accompagnati dalla legale Francesca Cancellaro, hanno ricordato i vari passaggi di un lungo percorso, basato su un’attenta ricostruzione del caso e sull’analisi degli opachi contorni che la legge italiana concede in materia di autorizzazione all’export militare. Benché il Pm avesse deciso di archiviare, nel febbraio 2021 il Giudice per le indagini preliminari di Roma ordinò la prosecuzione delle indagini penali ma anche questa volta il Pm ha richiesto di nuovo l’archiviazione. Così nel marzo scorso le tre organizzazioni hanno presentato ricorso contro la seconda richiesta di archiviazione, ricorso che ora vedrà nell’udienza del 20 dicembre quale scelta farà il tribunale: se accogliere l’archiviazione, se chiedere ulteriori indagini o se si deve andare a processo. Ipotesi caldeggiata dai ricorrenti cui sembra «l’opzione più credibile», visto che la prima archiviazione riguardava un procedimento verso ignoti mentre ora le responsabilità individuali e della Rwm sono ben evidenziate.

QUELLA D’IMPRESA è stata sottolineata da Duarte mentre Vignarca ha voluto ricordare che il dibattimento potrebbe «entrare nei fatti concreti, dimostrando che diritti umani e pace non sono concetti astratti» in quello che, secondo Cancellaro, sarebbe «la prima occasione per portare a processo l’export di armamenti». Export difeso da labirinti burocratici che ne ostacolano spesso la capacità di lettura, ricorda Vignarca.
La vicenda riguarda le esportazioni di armi potenzialmente collegate a un raid aereo mortale sul villaggio Deir Al-Hajari l’8 ottobre 2016, un anno dopo che il conflitto era entrato nel vivo. Peraltro, già nel corso delle indagini era emerso come l’anello di sospensione degli ordigni prodotto da Rwm Italia e trovato a Deir al-Hajari potesse essere stato esportato nel novembre 2015, dopo che organismi Onu, Ong internazionali e organizzazioni yemenite avevano documentato le ripetute violazioni della coalizione a guida saudita.

QUANTO ALL’AMPLIAMENTO della Rwm che si discuterà a Cagliari va sottolineato che il tribunale ha ammesso al processo come parti civili tutte le associazioni, sindacati e comitati che ne avevano fatto richiesta. Fra queste: Movimento Nonviolento, Comitato Riconversione Rwm, Centro Sperimentale Autosviluppo, Italia Nostra, Assotziu Consumadoris Sardigna, Cagliari Social Forum, Confederazione Sindacale Sarda e Unione Sindacale di Base.

* Fonte/autore: Emanuele Giordana, il manifesto



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