Brasile. «Marco temporal», gli indigeni con il fiato sospeso per la sentenza

Brasile. «Marco temporal», gli indigeni con il fiato sospeso per la sentenza

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Oggi torna a riunirsi la corte suprema. E al congresso avanza la «bancada ruralista» . La tesi giuridica dell’agrobusiness punta a bloccare la demarcazione delle terre

 

Intorno alla demarcazione delle terre indigene si sta giocando in Brasile una partita dagli esiti incerti, ma il cui risultato avrà importanti ricadute sul piano economico, sociale e sugli equilibri ambientali.

Dopo l’ennesima sospensione, il Supremo tribunale federale riprende oggi la votazione sul marco temporal (limite temporale), una tesi giuridica sollevata dai settori legati all’agrobusiness per ostacolare il processo di demarcazione: le popolazioni indigene brasiliane non avrebbero diritto all’assegnazione delle terre se non le occupavano al momento della promulgazione della Costituzione (5 ottobre 1988). Di conseguenza, una comunità che ha occupato per secoli un territorio, ma non si trovava in quell’area alla data stabilita perché allontanata con la violenza dagli invasori, non avrebbe diritto ad alcun riconoscimento.

IL DIBATTITO VA AVANTI dal gennaio del 2017, quando la Corte suprema è stata chiamata a pronunciarsi. Le posizioni fortemente diversificate tra gli 11 giudici che la compongono e le notevoli pressioni durante il governo Bolsonaro hanno finito per determinare una situazione di stallo. Il ritardo ha avuto come conseguenza la paralisi del processo di demarcazione, un aumento dei conflitti e gravi violazioni dei diritti degli indigeni. Nel settembre del 2021 il giudizio veniva sospeso a tempo indeterminato, per poi riprendere nel giugno di quest’anno, ulteriormente aggiornato al 30 agosto e, successivamente, al 20 settembre. Una votazione col contagocce che alimenta paure e speranze nelle comunità indigene, che convergono su Brasilia dalle aree più remote del paese ogni qual volta i giudici si riuniscono.

GLI INDIGENI hanno sempre sostenuto che il marco temporal rappresenta il più grave attacco ai loro diritti e alla foresta amazzonica, dove si trovano quasi tutti i territori da demarcare. L’Istituto brasiliano di geografia spaziale (Ibge) ha calcolato che, con l’introduzione del limite temporale, un milione di km quadrati di foresta resterebbe senza alcuna protezione. L’esistenza delle comunità indigene brasiliane è legata alla decisione del Stf e il giudizio sul marco temporal è diventato il “processo del secolo” per le conseguenze sociali e ambientali che vanno al di là dei confini nazionali. I numerosi appelli che gli indigeni hanno lanciato in questi anni alla comunità internazionale non hanno trovato risposte adeguate. E la loro battaglia storica va avanti perché bisogna «resistere per esistere».

La decisione della Corte tarda ad arrivare anche perché alcuni giudici che la compongono preferirebbe mantenere la questione in una sorta di limbo temporale. Dopo l’ultima riunione il punteggio è di 4 a 2 contro il marco temporal. I due giudici che si sono espressi a favore sono stati nominati dall’ex presidente Bolsonaro. Devono ancora votare cinque giudici e servono due voti per affossare l’assurda tesi giuridica. Ma nulla è scontato. Intanto le forze conservatrici del Congresso cercano di far passare il Progetto di legge 2903/2023 che vuole legalizzare la tesi del marco temporal e introdurre norme che consentono alle imprese di operare nei territori indigeni.

LA CAMERA DEI DEPUTATI, con procedura di urgenza, ha già approvato il progetto a fine maggio con 283 voti contro 155. I partiti di centro, pur sostenendo il governo Lula, hanno votato compatti a favore della proposta insieme alla truppa bolsonarista. I parlamentari del campo progressista (Pt, Psol, PCdoB, Rede) non sono riusciti ad arginare l’onda anti-indigena che in nome dello «sviluppo del paese» si oppone alla demarcazione dei territori. In questo ribaltamento di ruoli sono gli indigeni ad essere visti come “invasori”.

Ora la legge si trova al senato dove il fronte parlamentare che difende i ruralisti conta 50 senatori su 81. Sono numeri che danno la dimensione della forza che la bancada ruralista ha all’interno del Congresso, uno schieramento trasversale in grado di condizionare qualunque decisione e che preme perché la legge che incorpora il marco temporal sia varata prima della sentenza della Corte suprema. A quel punto il Stf si troverebbe a dover valutare anche la costituzionalità della nuova legge. Uno scontro tra poteri in continuità con la logica autoritaria del governo Bolsonaro e che sta a indicare le difficoltà di Lula per tenere insieme la coalizione che lo sostiene e perseguire gli obiettivi che si è dato.

SECONDO L’ISTITUTO socio ambientale (Isa) sono 220 i territori che ancora devono essere demarcati. Dall’inizio del suo mandato Lula ne ha omologati 8 e l’obiettivo è di arrivare a 14 entro il 2023. Ma non sarà facile rispettare gli impegni presi su demarcazione e “deforestazione zero”, soprattutto se passasse la tesi del marco temporal.

* Fonte/autore: Francesco Bilotta, Claudia Fanti, il manifesto



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