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Lega Nord. Milano, l’invasione dei razzisti vecchi e nuovi

Lega Nord. Una prima assoluta per la Lega che prova ad occupare piazza Duomo con un raduno razzista per accreditarsi come l’unica forza di destra in Italia. Gli anticorpi della sinistra milanese antirazzista e antifascista si ritrovano naturalmente per contrastare il raduno leghista. Centri sociali, studenti e associazioni alle 15 sono in largo Cairoli

Luca Fazio, il manifesto redazione • 18/10/2014 • Copertina, Osservatorio razzismo & discriminazioni, Politica & Istituzioni • 1140 Viste

La Lega Nord ha can­di­dato Carlo Tavec­chio per l’Ambrogino d’Oro 2014. Il pre­si­dente della Fgci, per i leghi­sti, merita il pre­mio della città di Milano per la sua bat­tuta sui gio­ca­tori neri che man­giano banane. Sto­ri­ca­mente, l’idiozia è sem­pre stata il tratto distin­tivo di ogni ini­zia­tiva poli­tica del par­tito padano, con le sue litur­gie e le spa­rate, le ampolle sul Po, la seces­sione con le coti­che, i ver­tici con la canotta e le pal­lot­tole di Bossi per i giu­dici che costa­vano 300 lire. Si rideva per non pian­gere, eppure hanno gover­nato per un ventennio.

Ma la sto­ria oggi è cam­biata, e forse è cam­biata anche la Lega. In peg­gio, se pos­si­bile. E c’è poco da sor­ri­dere, nono­stante la spi­ri­to­sag­gine dell’Ambrogino.

Si capirà que­sta sera in piazza Duomo se ha ragione Mat­teo Sal­vini, l’uomo che in un anno ha saputo ripo­si­zio­nare la Lega lad­dove sof­fia il vento della destra euro­pea più radi­cale e raz­zi­sta. Una auto­strada, o un vuoto da col­mare, come si dice in poli­tica, che col­loca il par­tito non più in «pada­nia» ma diret­ta­mente nell’Europa della crisi eco­no­mica che stran­gola i cit­ta­dini con le poli­ti­che di auste­rità. Un ter­reno fer­tile anche per inter­cet­tare la peg­gior destra radi­cale ita­liana, che per la prima volta si trova a fian­cheg­giare un par­tito di un certo spes­sore elet­to­rale. Mat­teo Sal­vini il vuoto in parte l’ha già col­mato. Saranno anche solo son­daggi, ma vorrà pur dire qual­cosa se un par­tito così radi­cato ter­ri­to­rial­mente oggi ha il dop­pio del con­senso dei par­titi di sinistra.

Per que­sto l’altro Mat­teo vin­cente della poli­tica ita­liana pre­an­nun­cia una «gior­nata sto­rica, memo­ra­bile». Parla di cen­ti­naia di pull­man, esa­gera cen­to­mila per­sone in piazza Duomo, ma è indub­bio che da diversi anni la Lega non sen­tiva intorno a sé un’aria così friz­zante. Potrebbe for­marsi una piazza ine­dita, livida, con forze fre­sche come i mili­tanti di Casa Pound a mar­ciare fino in Duomo. Una cosa impen­sa­bile fino a poco tempo fa nella città che si vuole sem­pre più stan­ca­mente «meda­glia d’oro» per la Resi­stenza. Par­tono da Porta Vene­zia alle 16,30 (un’altra ferita a sini­stra), il comi­zio è alle 18.

I leghi­sti, come sem­pre, caval­cano la xeno­fo­bia e la paura, ma anche in que­sto caso c’è un ele­mento di novità che dà con­cre­tezza alle bat­tu­tacce. La mani­fe­sta­zione non è gene­ri­ca­mente «con­tro l’invasione dei clan­de­stini», ma ha un obiet­tivo poli­tico pre­ciso: la sospen­sione della mis­sione Mare Nostrum. E la mis­sione è com­piuta, per­ché, anche se con accenti non raz­zi­sti, è pro­prio il governo Renzi-Alfano che ha deciso così. Pros­si­ma­mente, senza il pat­tu­glia­mento in acque inter­na­zio­nali, nel medi­ter­ra­neo mori­ranno sem­pre più migranti. Una poli­tica di morte. La invo­cano i leghi­sti, la con­duce il governo senza pro­vo­care alcuna rea­zione nella «società civile». Che fare?

Nell’immediato, anche se di sicuro non basta, il minimo che potesse acca­dere è già acca­duto: con­tem­po­ra­nea­mente alla mar­cia leghi­sta oggi ci sarà una mani­fe­sta­zione «con­tro», per non lasciare Milano in mano a raz­zi­sti e fasci­sti. A par­tire da piazza Cai­roli, alle 15, anti­fa­sci­sti, anti­raz­zi­sti, cen­tri sociali e stu­denti sfi­le­ranno per le vie del cen­tro con in testa un’altra idea di mondo. Tutti insieme. E non era scon­tato, per­ché a sini­stra sono anni che ci si nasconde die­tro allo spau­rac­chio dei numeri «che non ci sono». L’elenco delle pic­cole o grandi asso­cia­zioni che par­te­ci­pano è infi­nito, fin troppo, e in aggiunta sfi­lano anche rap­pre­sen­tanti di Sel, Prc e 5 Stelle. Curio­sa­mente Anpi e Camera del Lavoro di Milano, invece, ci ten­gono a sot­to­li­neare la «non» ade­sione alla mani­fe­sta­zione «orga­niz­zata dai cen­tri sociali». Sono scan­da­liz­zati anche loro per il raduno leghi­sta, ma dicono di essere «asso­lu­ta­mente con­trari a qual­siasi con­trap­po­si­zione frontale».

Liberi di non esserci, ma non di que­ste sot­ti­gliezze dovremmo occu­parci. Prima o poi, gli sfa­celi della crisi e le nuova destre che ovun­que si stanno accre­di­tando come unica forza anti­si­stema, chia­me­ranno diret­ta­mente in causa chi ancora non rie­sce ad orien­tarsi per comu­ni­care con forza un pen­siero o una idea ai cit­ta­dini che stanno pagando il prezzo più alto. E que­sta forse è la que­stione più diri­mente per la sini­stra, per­ché oggi la Lega Nord mar­cia con­tro i migranti che stanno morendo in mare. Hanno un nome e un cognome: lo scorso 3 otto­bre ci sono voluti alcuni minuti solo per leg­gere i nomi delle 368 per­sone morte lo scorso anno nel nau­fra­gio di Lam­pe­dusa. Abbiamo sospi­rato un po’, e dopo due set­ti­mane ci ritro­viamo in piazza Mat­teo Salvini.

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