Libia, l’Italia addestrerà la guardia presidenziale Pronta anche la Nato

Libia, l’Italia addestrerà la guardia presidenziale Pronta anche la Nato

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L’Italia si prepara ad addestrare la “Guardia presidenziale” che il premier libico Fayez Al Serraj ha creato a Tripoli per costruire un nuovo embrione di forze armate nazionali. «Ci vorranno ancora alcune settimane, perché stiamo seguendo l’evoluzione del processo politico», dice una fonte governativa, «ma sotto la regia dell’Onu e con i nostri principali alleati, innanzitutto gli americani, il personale delle forze armate italiane potrà addestrare i nuovi soldati libici ».

Una missione italiana di addestramento per la Libia era già iniziata nei mesi successivi alla rivoluzione del 2011, e il programma era stato messo in piedi sia a Tripoli che in una base dell’Esercito a Cassino. Tutto venne congelato con l’esplodere della guerra civile nel luglio/ agosto del 2014. «Le nostre idee su cosa fare sono chiare, ma dobbiamo attendere i tempi della stabilizzazione del governo libico », dice una fonte militare.

Anche per preparare la missione di addestramento, il premier Matteo Renzi nelle scorse settimane aveva dato l’autorizzazione a una missione Difesa-Aise in cui militari e agenti segreti collaborano con governo e milizie libiche a Tripoli, Misurata e anche a Bengasi.

A Tripoli in queste ore il tema della sicurezza viene affrontato dal generale Paolo Serra, il consigliere militare dell’Onu che ha negoziato con le milizie l’ingresso di mento una delle principali richieste di Serraj (in vista di una nuova offensiva contro lo Stato Islamico a Sirte) è quella di assistenza medica ai feriti. Per questo l’Onu sta valutando tra l’altro la richiesta di far stazionare una nave-ospedale in un porto vicino a Misurata, ovvero il più vicino possibile al teatro di operazioni di Sirte.

Altro tassello per la stabilizzazione della Libia è un ruolo che potrebbe avere la stessa Nato. «Dopo aver contribuito alla guerra con gli attacchi aerei, la Nato dovrebbe contribuire a pacificare il paese, strutturando la sua Difesa», dicono fonti del governo. Ieri il segretario dell’Alleanza, il norvegese Jens Stoltenberg, ha incontrato Renzi a Palazzo Chigi.

«Siamo pronti a intervenire in Libia, se ce lo chiederà il nuovo governo, come parte dello sforzo congiunto allargato di Ue e Usa», dice Stoltenberg. Renzi ha ripetuto all’ex premier norvegese laburista che l’Italia chiede una politica di distensione progressiva con la Russia, e Stoltenberg ha risposto dicendo che «L’Italia è una forza motrice dell’Alleanza e siamo molto riconoscenti per l’appoggio che continua ad offrirci: con la Russia vogliamo mantenere un dialogo, non siamo per nuove tensioni, non siamo per una nuova Guerra fredda ».

Sul fronte interno libico la partita più importante è quella che il premier Serraj e il suo vice Ahmad Maitig stanno giocando in queste per provare a neutralizzare il generale ex gheddafiano Khalifa Haftar, che in Cirenaica ha in piedi una milizia con cui avrebbe voluto marciare fino a Tripoli. Haftar ieri è arrivato al Cairo, “convocato” dal governo egiziano che è il suo grande sostenitore. Secondo alcune fonti, ad Haftar è stato chiesto di coordinare le sue azioni con la “operation room” di Misurata messa in piedi dal governo Serraj di Tripoli. Secondo il giornale arabo Al Arabi Al Jadid «le potenze internazionali hanno concordato di lanciare un attacco su vasta scala all’Is da diverse località, in simultanea, per bloccare lo spostamento dei suoi membri».

Per raggiungere questo obiettivo, l’Egitto avrebbe chiesto ad Haftar — sempre secondo il quotidiano — di non portare avanti azioni militari senza coordinarsi con Serraj. Ovvero di negoziare un accordo politico con Tripoli. Se questa ricostruzione fosse vera, si tratterebbe di una importante novità nell’atteggiameno dell’Egitto nei confronti del principale “sabotatore” del processo politico libico.



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