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La Nato conferma la «spinta a est»

Polonia. Confermato l’impiego di 4 battaglioni da 10mila soldati nell’Europa orientale

Giuseppe Sedia, il manifesto • 9/7/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 889 Viste

La prima giornata del vertice a Nato a Varsavia si è aperta ieri con la firma di una «Dichiarazione congiunta» di Bruxelles e dell’Alleanza Atlantica. Si tratta di un’intesa di ampio respiro, focalizzata su sette punti urgenti: attività di prevenzione delle minacce ibride, sicurezza marittima, difesa cibernetica, interoperabilità militare, potenziamento dell’industria della difesa nel vecchio continente, esercitazioni, coordinate, e aumento della resilienza delle infrastrutture civili dei paesi europei.

I leader hanno mostrato compattezza nel gestire uno dei temi imprevisti del vertice. Chi immaginava che la Brexit avrebbe potuto scombussolarne l’agenda si è dovuto ricredere. Londra ha confermato di voler dare il buon esempio agli altri paesi impegnandosi a destinare almeno il 2% del proprio Pil alle spese militari. In un’intervista al quotidiano conservatore «Rzeczpospolita«, il presidente polacco Andrzej Duda ha affermato che la Brexit potrebbe avere un risvolto positivo sul contributo del Regno unito alla Nato: «Ritengo che l’uscita dall’Ue potrebbe spingere Londra ad un maggiore impegno in altri organismi internazionali», ha dichiarato il capo di Stato della Polonia.

Ieri in mattinata prima dell’apertura del vertice, il presidente polacco ha incontrato a porte chiuse il suo omologo statunitense Barack Obama. Un incontro bilaterale tra i due leader nel quale il presidente americano non ha risparmiato una stoccata a Duda sulla crisi costituzionale in corso a Varsavia: «Rispetto in modo profondo la sovranità nazionale della Polonia. Capisco anche che il parlamento stia lavorando ad una soluzione, ma bisogna fare di più», ha dichiarato Obama al termine dell’incontro con Duda. Due giorni fa Il Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, aveva approvato in tempi da record una nuova riforma «riparatrice» del Tribunale costituzionale alla luce delle raccomandazioni della Commissione di Venezia.

L’idea che Mosca possa rappresentare una «minaccia esistenziale per l’Occidente» – come espresso a febbraio scorso dal comandante supremo nelle forze Nato, Philip Breedlove, in un discusso articolo apparso sulla rivista Foreign Affairs – è il grande collante che tiene insieme i ventotto paesi dell’Alleanza. Il Cremlino richiama l’Alleanza al buon senso in attesa di un imminente Consiglio Nato-Russia. Intanto, Putin resta vigile.

Ieri mattina, il Ministro degli Esteri polacco Witold Waszczykowski ha ribadito l’adozione di una politica della «porta aperta», a tutti i costi, senza tenere conto della sfera d’influenza della Russia: «Siamo sorpresi da alcuni cambiamenti in corso a Minsk negli ultimi tempi. Vogliamo che la Polonia svolga un’attività di mediazione per intensificare la collaborazione tra la Bielorussia e la Nato». Una dichiarazione che potrebbe suonare come l’ennesima provocazione da parte dell’Occidente all’indirizzo di Mosca. Nessuna sorpresa invece sul piano di «spinta ad Est» della Nato.

E stato confermato infatti il dispiegamento di quattro battaglioni di diecimila soldati che transiteranno a rotazione in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, e il cui comando, sarà affidato, rispettivamente, a Stati uniti, Germania, Canada e Regno unito. Non è dato ancora sapere le località in cui saranno dislocate le nuove brigate. La Polonia vorrebbe che fosse nella zona di Suwalki per garantire una risposta rapida ad Est in caso di una crisi militare. Il distretto di Suwalki si trova proprio al confine con la Bielorussia e l’enclave russa di Kalinigrad, in una zona che rischia di diventare uno delle regioni più militarizzate del continente euroasiatico.

La priorità del summit a Varsavia resta l’Europa. Nella giornata di ieri, il Segretario generale aggiunto per le Operazioni Nato, Patrick Turner ha confermato che l’Operazione «Sostegno Risoluto» indirizzata alla formazione dell’esercito e delle altre forze armate afgane continuerà ad essere finanziata e gestita dalla Nato fino al 2020. «Negli anni a venire, ci aspettiamo che la crescita economica del paese spinga Kabul a farsi progressivamente carico di tutti costi legati alla propria sicurezza nazionale», ha spiegato Turner, escludendo al contempo un maggiore protagonismo militare dell’Alleanza in Medio Oriente.

Oggi i partecipanti del controvertice organizzato dal network internazionale «No to war – no to Nato» si riuniranno a mezzogiorno per un corteo di protesta che partirà nei dintorni della rotonda Charles De Gaulle. Alla stessa ora, Mateusz Kijowski, leader del Comitato in difesa della democrazia ha organizzato un raduno pacifista in un piazzale del centro al quale per l’occasione sarà dato il nome di «Piazza Martin Luther King».

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