la Corte costituzionale tedesca contro «la politica dell’odio», sul razzismo è scontro istituzionale

Europa. Vietato alimentare il clima xenofobo, lo impone la Legge fondamentale tedesca. Il presidente della Corte federale stoppa il ministro dell’interno Seehofer, che attacca i giudici e elogia «sicurezza umanitaria»

Sebastiano Canetta * • 28/7/2018 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 292 Viste

BERLINO. Non lo nomina neppure per sbaglio, ma lo stop costituzionale è diretto proprio a lui: nelle vesti di responsabile della sicurezza e come leader del partito cristiano-sociale. La Legge Fondamentale proibisce a chiunque in Germania di alimentare il clima xenofobo che mina la coesione della socialdemocrazia. A cominciare dal ministro dell’Interno Horst Seehofer.

Sulla Süddeutsche Zeitung, Andreas Vosskuhle, presidente della Corte federale di Karlsruhe, scandisce il monito contro il «populismo» della propaganda anti-migranti promossa quotidianamente dai bavaresi. Denunciando la «retorica inaccettabile» della Csu che «mira a far associare ai tedeschi lo “Stato dell’Ingiustizia” (così Seehofer nel 2016) con l’impianto giuridico in vigore nel periodo nazista».

«Un segnale per l’umanità, il diritto di asilo e l’integrazione» bipartisan lanciato da Henriette Reker (indipendente) Thomas Geisel (Spd) e Ashok Sridharan (Cdu) nella lettera aperta inviata alla cancelliera. «Siamo d’accordo con te sulla soluzione europea per l’accoglienza, ma le nostre città possono e vogliono accettare i rifugiati in difficoltà. La catastrofe umana nel Mediterraneo ha raggiunto nuove terrificanti proporzioni anche a causa della criminalizzazione delle iniziative private per salvare le vite in mare». Deflagra in Germania, esattamente come in Italia, lo scontro istituzionale sulla «politica dell’odio» che infiamma il razzismo. E anche qui lo Stato risponde al governo: con il massimo esperto della Costituzione che la ri-àncora all’antifascismo, e con l’interpretazione autentica dei sindaci di Colonia, Düsseldorf e Bonn che ieri hanno chiesto ad Angela Merkel di poter ospitare più rifugiati.

E da Berlino, grazie al megafono della Bild, si avverte nitido il tuono dell’ultima bordata del premier ungherese Viktor Orban secondo cui la «colpa per i naufragi nel Mediterraneo è dei politici in Europa che incoraggiano i migranti e danno l’impressione che valga la pena andarsene». Fermarli in Africa è l’imperativo categorico ribadito a Merkel, che resta l’esempio da non seguire. «Se avessi fatto la sua politica mi avrebbero cacciato il giorno stesso».

Da qui l’elogio alla nuova sicurezza umanitaria. «Se vogliamo salvargli la vita dobbiamo trattenerli sulla sponda Sud del Mediterraneo. La politica migratoria non è un compito comune dell’Unione europea, ma una questione nazionale dei singoli Stati» taglia corto Orban che non vuole diventare lo «Stato dell’Ingiustizia» di Seehofer.

Un’ipotesi «stravagante», quanto mai falsa e pericolosa «per la tenuta dei valori alla base sistema democratico» avverte il presidente Vosskuhle; prima di stroncare le accuse del capogruppo Csu al Bundestag Alexander Dolbrindt nei confronti dei volontari che si occupano dell’assistenza legale dei richiedenti asilo.

«Chi pretende garanzie costituzionali non può essere insultato» puntualizza l’alto magistrato, mentre da Berlino Seehofer replica stizzito che «la Corte costituzionale non dovrebbe fare la polizia linguistica».

Spicca la «polizia bavarese di frontiera» “inventata” a inizio mese dal premier Markus Söder e da una settimana in servizio al confine con l’Austria in supporto agli agenti federali. Da soli, non potrebbero controllare alcun valico e si muovono solo per concessione della Bundespolizei. Lo hanno ricordato ieri i deputati Verdi Irene Mihalic e Katharina Schulze al ministro Seehofer e al suo omologo in Baviera. «La Csu rischia di dare assenso all’opera tentacolare della nuova polizia di confine, che è parte di un modello lontano dalla Costituzione».Per ora, il Tribunale di Karlsruhe si limita a tenere il punto contro la deriva giuridica, prima ancora che sociale, innescata dal «Migration-masterplan» del ministro dell’Interno che collide con le leggi interne e il diritto internazionale. Facendo capire che «non è una questione che riguarda lo Stato costituzionale se sia possibile o meno formulare la soluzione europea alla questione dei rifugiati». Nessuna supplenza politica, dunque, ma neppure passi indietro nel campo dove la Corte detta legge per definizione. Un settore dove, grazie alla Csu, si moltiplicano i conflitti di attribuzione.

* Fonte: Sebastiano Canetta, IL MANIFESTO

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