Alluvione in Libia, «solo a Derna 5mila morti e 15mila dispersi»

Alluvione in Libia, «solo a Derna 5mila morti e 15mila dispersi»

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Il clima impazzito colpisce duro nell’est della Libia. Un’intera città spazzata via dall’acqua. Soccorsi in panne, superstiti in trappola

 

«Una catastrofe umanitaria immane. Non abbiamo certezza ancora dei morti perché le comunicazioni con Derna sono interrotte, come le vie di comunicazione terrestri. Ma il bilancio sarà pesante perché solo in queste ore il vento è cambiato e si vedono anche numerosi corpi di vittime in mare, dopo la distruzione della città». Così Ahmed Kashbur, cooperante libico dell’ong Tatweer a Bengasi descrive al manifesto la distruzione che la tempesta “Daniel” ha provocato in diverse città costiere della Cirenaica – Bengasi, Susa, Bayda, al-Marj – con almeno «65 vittime tra la popolazione».

UN CONTEGGIO che però non include Derna, divenuta inaccessibile in questi due ultimi giorni e con diverse squadre di soccorso, accorse nell’area, che hanno subito perdite pesanti. «Almeno 20 militari risultano morti o dispersi durante le operazioni di soccorso nella città» affermano le autorità locali.

«Nella nostra zona i danni e le vittime sono alte, ma per quanto riguarda Derna è tutta un’altra cosa – aggiunge Ahmed -. Lì abbiamo notizie di palazzi distrutti dai massi della diga, con aree completamente devastate, incluse purtroppo anche numerose scuole».

«Le inondazioni che hanno devastato Derna hanno provocato la morte di oltre 5.200 persone e 7mila feriti, con altre 15mila persone disperse», ha dichiarato ieri all’Afp Oussama Ali, portavoce del Servizio di salvataggio ed emergenza del Governo di Unità Nazionale (Gnu) riconosciuto dall’Onu e con sede a Tripoli. Anche le autorità dell’opposto Governo di Stabilità Nazionale (Gsn) dell’est confermano «la distruzione totale della città» – circa 100mila abitanti -, ma indicano che è «troppo presto per fornire stime precise sulle vittime del disastro».

Secondo il Gsn, le due principali dighe sul piccolo fiume Wadi Derna hanno ceduto provocando «enormi colate di fango, distruggendo ponti e spazzando via molti edifici e i loro abitanti su entrambi i lati del fiume, fino a sfociare nel Mediterraneo». Il ciclone “Daniel” – con raffiche fino a 180 chilometri all’ora e quantità di acqua record – ha spazzato entrambe le dighe in poche ore, liberando milioni di metri cubi d’acqua che si sono abbattuti con una violenza inaudita sulle abitazioni di Derna risalenti agli anni ’60 e ’70.

SECONDO UNO STUDIO pubblicato dall’Università di Sirte nel novembre del 2022, il bacino di Wadi Derna presentava «un elevato potenziale di rischio di inondazioni», mentre le dighe necessitavano «di una manutenzione periodica», mai fatta dalla loro costruzione nel 1977.

Lunedì, in un’intervista telefonica con la televisione al-Masar, il primo ministro del Gsn, Ossama Hamad, ha supplicato «l’aiuto della comunità internazionale». Sotto shock, non più in grado di esprimersi, il primo ministro ha ceduto la parola ad Ali Al Gotaani, suo vice, che ha descritto le scene viste: «È più di una catastrofe, è apocalittico. Chiediamo a tutti i soccorritori e a chiunque possa agire di venire immediatamente a Derna, diventata inabitabile, per organizzare l’evacuazione dei superstiti via mare, visto che tutte le vie di comunicazione terrestri sono bloccate».

Tawfik al Shukri, portavoce della Mezzaluna Rossa libica, ha indicato «le difficoltà e le esigue risorse dei mezzi e delle squadre inviate a soccorrere i superstiti». «Le nostre squadre erano presenti ovunque sul posto fin dalle prime ore del disastro – ha aggiunto al Shukri -, ma la situazione a Derna rimane atroce: almeno cinque quartieri della città sono stati completamente sommersi dall’acqua alta fino a 4 metri, abbiamo migliaia di dispersi».

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI del Governo di unità nazionale (Gnu) del primo ministro Abdul Hamid Dbeibah ha dichiarato tre giorni di «lutto nazionale» e lanciato un appello agli aiuti internazionali, stanziando oltre 385 milioni di euro per la ricostruzione, ma Tripoli ad oggi non ha indicato se fornirà aiuto o sostegno logistico nelle operazioni di soccorso.

L’Egitto ha inviato alcune squadre di soccorso già da lunedì sera, ma sono diversi paesi che hanno da subito offerto il loro aiuto: ad esempio Tunisia, Algeria, Emirati Arabi Uniti e Turchia, che ieri mattina hanno inviato nove aerei con a bordo soccorritori, imbarcazioni di salvataggio, tende, cibo e generatori.

Anche gli Stati Uniti intendono contribuire ai soccorsi insieme all’Onu, ma si pone la questione del coordinamento degli aiuti umanitari. La Libia è ancora un paese diviso, due governi si contendono il potere e gestiscono ciascuno il proprio territorio: a ovest, quello di Dbeibah, riconosciuto dall’Onu, a est quello di Osama Hammad, sostenuto dal maresciallo Haftar e da Mosca.
Solidarietà e aiuti in arrivo anche dall’Italia: un primo gruppo della Protezione civile è partito nella serata di ieri per «poter assistere la popolazione colpita da questa immane tragedia», ha indicato la Farnesina.

* Fonte/autore: Stefano Mauro, il manifesto



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