Da Mariupol escono pochi civili, sul porto di Odessa cadono bombe

Da Mariupol escono pochi civili, sul porto di Odessa cadono bombe

Complicate e difficoltose le operazioni di evacuazione, mentre i russi continuano gli attacchi sull’acciaieria Azovstal

Mariupol è sempre al centro dell’attenzione: domenica sono iniziate alcune evacuazioni, ieri ne sono seguite altre attese nella serata a Zaporizhzhia. Solo civili, hanno specificato le autorità ucraine.

ALMENO ALTRE 200 PERSONE sono ancora all’interno dell’acciaieria, estremo baluardo degli ultimi militari ucraini rimasti a difendere, simbolicamente ormai, la città portuale ormai in mano ai russi. Mosca, per altro, continua a bombardare l’acciaieria.

Secondo la Bbc nel tardo pomeriggio di ieri «gli sforzi per evacuare più civili dalla devastata città portuale ucraina di Mariupol hanno subito ritardi» senza che sia nota la ragione. Nell’attesa «sono ancora in corso le trattative per far uscire tutti in sicurezza, ma potrebbe essere difficile negoziare un altro accordo per un corridoio umanitario fuori dalla città assediata».

PER IL MINISTRO DEGLI ESTERI ucraino Kuleba (nei giorni scorsi intervistato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, un segnale molto evidente che Pechino ha lanciato a Mosca) «le vite dei difensori ucraini, compresi i militari gravemente feriti, non dovrebbero essere lasciate alla discrezione dell’esercito russo, che continua a bombardare le loro posizioni». In particolare, Kuleba ha elogiato gli instancabili sforzi dell’Onu e del Comitato internazionale della Croce rossa per l’evacuazione, aggiungendo che «tutto è molto fragile» e potrebbe andare in pezzi da un momento all’altro.

E IN PEZZI È FINITO UN PONTE di grande rilevanza strategica a Odessa: ieri un attacco missilistico russo ha colpito un ponte importante sull’estuario del Dnestr, nella regione di Odessa, nel Sud-Ovest dell’Ucraina. Come ricordato da Reuters, il ponte, già colpito due volte dall’esercito russo, è l’unico collegamento stradale e ferroviario sul territorio ucraino con un’ampia sezione meridionale della regione di Odessa. Serhiy Bratchuk, portavoce dell’amministrazione regionale di Odessa, ha confermato il raid sull’app di messaggistica Telegram ma non ha fornito ulteriori dettagli.

In serata il capo dell’amministrazione militare locale, Maksym Marchenko, ha denunciato altri attacchi russi, riferendo di «morti e feriti» senza però fornire dettagli. Secondo i media locali, il raid ha danneggiato un edificio religioso. Per Odessa non è una giornata come le altre: nel 2014 nella città avvenne infatti la strage di filorussi nel palazzo dei sindacati locali; anche per questo le autorità ucraine hanno prolungato il coprifuoco (solo i soldati sono autorizzati a lasciare le proprie case) perché si temeva una possibile concentrazione di attacchi da parte dei russi, considerando che quell’evento è stato citato più volte anche da Putin nei suoi discorsi per legittimare l’invasione (per quanto definita «operazione speciale») contro l’Ucraina.

Mentre la Russia tiene aperto il fronte di Odessa, Mariupol è ormai allo sfinimento, ma nel Donbass le truppe di Mosca non danno l’idea di sfondare, si aggiorna il numero dei profughi e quello delle vittime della guerra.

SECONDO L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni unite che si occupa dei rifugiati, sono oltre 5,5 milioni i cittadini che hanno lasciato l’Ucraina dal 24 febbraio . Più di tre milioni di ucraini si sono diretti verso la Polonia.

Sono invece oltre 800mila gli ucraini fuggiti in Romania. Per quanto riguarda le vittime civili, sempre secondo i dati rilasciati da Unhcr, dall’inizio dell’invasione russa sarebbero ufficialmente 3.153; le Nazioni unite specificano però che «il bilancio reale sarà probabilmente notevolmente più alto» in quanto «possibili discrepanze nei dati registrati derivano dalla difficoltà di ricevere informazioni da alcune aree del Paese e segnalazioni che sono ancora in attesa di conferma».

Di Mariupol, ad esempio, non c’è alcuna certezza per quanto riguarda le vittime perché incessantemente bombardata, il che non rende agevoli le procedure di ritrovamento e identificazioni delle eventuali vittime. Quello che però viene segnalato è che le immagini satellitari avrebbero permesso di identificare fosse comuni vicino alla città portuale contenenti circa 200 tombe, «probabilmente utilizzate per seppellire i corpi dei civili».

* Fonte/autore: Simone Pieranni, il manifesto

 

 

ph by Mvs.gov.ua, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons



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