Inps e “reddito di cittadinanza”. I post virali producono informazione

Inps e “reddito di cittadinanza”. I post virali producono informazione

L’Inps ha dovuto chiedere scusa agli utenti della pagina Facebook «Inps per le famiglie», sia online che con una nota ufficiale del «presidente» Pasquale Tridico, per il registro adottato dallo staff che segue la pagina nelle risposte ad alcuni utenti. «Non rispecchiano i valori e la missione dell’istituto – ha scritto Tridico – Obiettivo di Inps, e della Pubblica Amministrazione in generale, deve essere quello di creare un dialogo costante e trasparente per avvicinarsi ai cittadini». La polemica che ha prodotto un gigantesco «flame» sulla piattaforma di Mark Zuckerberg, con migliaia di risposte e screenshot che hanno girato all’impazzata per ore, potrebbe dare seguito a provvedimenti da parte del governo. Sempre su Facebook il sottosegretario alla P.A, Mattia Fantinati (M5S) ha annunciato che «chi ha usato quella pagina come se fosse il proprio profilo. Ne risponderà nelle sedi opportune per aver arrecato un danno all’immagine dell’Inps».

I FATTI VANNO RICOSTRUITI, nella necessaria approssimazione, visto che si tratta di sequenze interminabili di scambi. La pagina «Inps per la famiglia» dedicata alle informazioni e alle risposte sul «reddito di cittadinanza» è stata presa d’assalto dagli utenti quando è stato annunciato l’invio di mail e sms in cui l’Inps ha comunicato l’importo del sussidio tanto annunciato. In pochi minuti si sono moltiplicate richieste di ogni tipo su come chiedere il «pin», sui tempi di attesa per conoscere gli importi del sussidio, sui criteri di accesso alla misura, casi verosimili di malfunzionamenti e di importi bassissimi, tipo 40 euro, ma logicamente riconducibili al sistema predisposto: saranno in pochi a percepire, individualmente, 780 euro al mese come invece è stato adombrato da una campagna propagandistica battente.

GLI IMPORTI, IN REALTÀ, saranno anche più alti, come ha ricordato lo stesso Tridico in un secondo comunicato giunto in serata dopo 12 ore di fibrillazioni. «Il 65% delle 473 mila pratiche fino ad oggi accettate ha un importo tra i 400 e 1200 euro. La media dell’assegno è di 520 euro. È questo il dato che bisogna raccontare, tutto è stato calcolato in modo equo. Spiace che si soffermi sui casi di singoli che avendo già un reddito percepiscono importi tra i 40 e 150 euro».

NON DEVE «SPIACERE». Il problema è che non è stato detto, per tempo, che possono esistere anche questi importi a seguito del calcolo del reddito da lavoro, patrimoniale e gli altri indicatori. Al netto dei «troll», dei pregiudizi e delle divertenti battute in stile social media (vedere Gazebo di Diego Bianchi) è questa la ragione che ha prodotto una reazione di massa e l’eco colossale sui siti e le Tv ieri. Certo i «social media manager» hanno abbandonato talvolta il registro istituzionale in risposte come questa al profilo «Candy Candy forza Napoli». «Perché invece di ripetere le stesse cose – è stato scritto – non va sul sito Inps e richiede il Pin che ci vogliono cinque minuti?». Alla risposta «Non so farlo» l’operatore ha ribattuto: «Basta richiederlo a Poste o Inps. O è troppo impegnata a farsi i selfie con orecchie da coniglio?».

VISTI I RICONOSCIMENTI, anche di stima, in un post successivo e il numero di «like» che si sono moltiplicati in maniera esponenziale sulla pagina, si direbbe addirittura un’operazione «simpatia». La viralità prodotta va considerata un servizio, sia pure improprio, al governo. Non oggetto di provvedimenti disciplinari.

È STATA ANCHE PRODOTTA vera informazione quando, alla domanda di una persona che parlava a nome di un «figlio che non ha mai lavorato (legalmente)», è stato risposto: «Se suo figlio sta lavorando in nero e fa domanda per il reddito di cittadinanza – ha scritto un operatore Inps – rischia fino a sei anni di prigione».

È questa una delle anomalie di una misura che contiene pene sproporzionate e trasforma il «reddito» in una misura penale. Più che ironizzare, andrebbe evidenziato questo fattore. Non è accaduto. Il Pd si è limitato a parlare di «grande bluff che viene a galla» e di «spettacolo truce su Fb», mentre per Forza Italia si sottolinea che il governo «gioca sulla pelle dei più deboli». Possono accadere entrambe le cose, ma è sul contenuto che vanno accertate le ingiustizie. È in questa chiave che andrebbe interpretata la risposta degli sfortunati operatori della pagina Facebook.

LA LOGICA è stata spiegata da Salvini quando ieri ha spiegato perché le richieste del «reddito» sono al momento contenute: «Come Lega – ha detto – siamo riusciti a mettere dei paletti per evitare i furbi e i furbetti, quelli che non avrebbero bisogno e lo chiedono». è la presunzione che tutti i poveri siano approfittatori e devono dimostrare di non esserlo. In più Salvini ha confermato che «non ci saranno per tutti 700 euro, c’è chi ne avrà 100-200, in base a quello che hanno».

Siamo solo all’inizio delle rivelazioni. Le altre arriveranno quando partirà il sistema del lavoro obbligatorio fino a 16 ore e quello della mobilità forzata.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO



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