«Crisi senza precedenti: crollo del Pil fino al 13%, i poveri colpiti il doppio»

Nelle considerazioni finali e nella relazione annuale della Banca d’Italia la povertà del 20% dei più vulnerabili sarà due volte di più dei più ricchi. Già senza lavoro 300 mila tra i più precari. 800 mila a rischio disoccupazione

Roberto Ciccarelli * • 30/5/2020 • Lavoro, economia & finanza nel mondo, Salute & Politiche sanitarie, Studi, Rapporti & Statistiche • 518 Viste

Il ruolo del Recovery Fund, la risposta europea e quella del governo, la proposta di un “patto sociale” tra imprese, sindacati, finanza e “società civile”, il rilancio di scuola e università. L’analisi del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: «Per Keynes la crisi è un’occasione per ridurre le diseguaglianze. Per chiuderla serve un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale”

La recessione allo stato iniziale ha già colpito i giovani, i precari, gli stagionali e chi fa un apprendistato, chi era in cerca di lavoro: 300 mila persone. Questa è la stima fatta ieri dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nelle considerazioni finali lette davanti a una quarantina di invitati distanziati e con la mascherina. Tra gli altri c’erano l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, la presidente del Senato Elisabetta Casellati e della Camera Roberto Fico, diversi banchieri ed esponenti del mondo politico e imprenditoriale.

A FINE 2020, si legge nella relazione annuale resa nota da Via Nazionale, il bilancio potrebbe essere peggiore: un crollo dell’occupazione pari al 3,8% degli occupati in Italia. Su oltre 23 milioni, questo significa 887.680 persone, un calcolo basato sulle unità di lavoro equivalenti all’attività a tempo pieno. Trecentomila in più di quelle stimate dal governo nel Documento di Economia e Finanza (Def) ad aprile. Se la cassa integrazione non fosse stata estesa a sette milioni di lavoratori dipendenti, e il blocco dei licenziamenti, non fosse stato prorogato ancora dal «Decreto rilancio», la disoccupazione sarebbe avviata verso un aumento del 10% rispetto a quella attuale: oltre due milioni di persone. Scenari che potrebbero ripresentarsi in autunno con la fine del programma di tutela e i licenziamenti.

LA CARENZA DEL REDDITO per le famiglie più povere «possono amplificare le conseguenze dello shock, determinando un aumento significativo del numero di chi non riesce a mantenere standard di vita accettabili» ha detto Visco. Il 20% delle famiglie con redditi bassi diventerà più povero rispetto a quelle appartenenti al quintile con il 20% di redditi più alti. Questa esplosione delle diseguaglianze sarà il prodotto di una «crisi senza precedenti» che può seguire due scenari. Nel primo il calo del prodotto interno lordo (Pil) sarà del 9%. Nel 2021 ci sarebbe il recupero della metà. Nello scenario negativo, il Pil crollerebbe del 13%, con una ripresa «lenta». La forbice tra il 9% e il 13% sembra dipende da un eventuale ritorno in autunno del contagio da Covid 19, e da un nuovo confinamento, totale o parziale, oltre che dal crollo del commercio mondiale e dalle oscillazioni della finanza.

L’ISTAT ha suffragato ieri queste valutazioni. Nel primo trimestre del 2020 il Pil è diminuito del 5,3%. Il dato ha fotografato anche marzo, il primo mese di «lockdown», dove la domanda interna, meno quella estera, sono iniziate a crollare. Dal secondo trimestre i dati potrebbero collimare con le stime di Visco, mentre il debito pubblico aumenterà di oltre 20 punti al 156%. «Ci vorrà tempo per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente diversa da quella a cui eravamo abituati» ha detto il governatore che ha sollecitato la creazione di un patto sociale tra governo, finanza, imprese e sindacati e «società civile» perché «nessuno deve perdere la speranza». Visco ha parlato della risposta europea alla crisi. Il programma da 750 miliardi di euro della Bce «è senza precedenti; se necessario, l’ammontare del programma straordinario di acquisto sarà aumentato e la sua composizione rivista». A marzo e aprile la Banca d’Italia ha portato il ritmo di investimento in titoli di Stato italiani a oltre 10 miliardi al mese. La proposta da 750 miliardi della Commissione Ue sul Recovery Fund «sarebbe il primo passo verso un’unione di bilancio e il completamento del disegno europeo». Ma «i fondi europei non potranno mai essere gratuiti» perché «il debito europeo è debito di tutti. Si usino con pragmatismo».

VISCO HA PARLATO della chiusura di scuole e università e ha ricordato la scelta fatta nell’ultima crisi del 2008 di tagliare le risorse mentre altri le hanno aumentate. Oggi in Italia si investe nelle università «circa otto miliardi, la metà in rapporto al Pil di quanto fanno i paesi a noi più vicini». Anche se i fondi previsti dal governo per i nuovi ricercatori sono una «discontinuità», «la metà in rapporto al Pil» rispetto ai partner europei ed è «penultimo» nell’Ue per quota di 25-34enni con laurea e primo per 15-29enni che non studiano né lavorano. Dodici anni dopo con una crisi peggiore quelle decisioni si pagheranno.

JOHN MAYNARD KEYNES è stato citato da Visco nel passaggio dove considerava le crisi un’occasione per ridurre le diseguaglianze: «Un’occasione per procedere più avanti di quanto si sia fatto finora». Fino ad oggi, si è molto «tamponato» e nulla è stato fatto per ridurle. La «giustizia sociale» invocata un tempo dall’economista inglese è attesa anche in questo mondo.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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